Pubblicata il 13/11/2020
Nella misteriosa, sconvolta tua reazione,
ad un mio villano, gratuito sgarbo,
coll'accento sincero della sofferenza
al vento urlata,
tenerezza verso me
nel tuo cuore legger volli,

e, trasognato studentello,
dell'amor m'innamorai,
che forse già da tempo,
pel fascino leggiadro del tuo spirito,
nel petto mio occulto covava,

a tal segno
da respinger atterrito
la realtà confutatrice,
la dolcissima illusione
nel più remoto, inconscio intimo
preziosa custodendo,

simile all'uccellina
che i cuccioli implumi
ai predatori nasconde disperata,
ma senza speranza
che forte e sana crescer potesse,

e quando alfine
dal territorio oscuro della follia
inorridito mi ritrassi,
nella massiccia quercia
dell'indifferenza tua,
che mai mi pensasti,
rovinosamente impattai,

senza stupore alcuno,
ché l'altro me stesso scellerato
nulla ignorava,

e, purtuttavia,
contro di te
innocente, e perfino ignara,
per l'umiliante disillusion sofferta,
d'odio feroce e meschino divampai,

e pur senza mai
i passi tuoi braccare,
né tantomeno la persona osar sfiorare,
miserabile e spregevole comunque fui,
al punto d'accostar mai più poterti,

ma a me medesimo
le più atroci ferite infersi,
verso il quale, rinsavito,
nausea e disgusto riservai,
per non aver saputo
null'altro che disprezzo e ripugnanza
inespiabili suscitare,
nella ragazza, non bella ma speciale,
il cui amoroso abbraccio
a panacea di tutti i mali
a lungo vanamente sospirai.

E, nel tempo a venire,
quando i segni d'un fanciullo sentimento
fiorire percepii,
come morti semi
per sempre nel cuor li seppellii,
nel terrore del rifiuto,
e di liberar l'immonda bestia
che io stesso ormai aborrivo.

E fu così, che scanzonato,
mero corteggiator del ventre,
e di deliziose passeggiatrici
entusiasta ammiratore,
di me stesso tristemente feci.
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