Pubblicata il 12/09/2020
Un´altra fermata, l´ennesima di un vecchio tram,
tram traballante di una vita vissuta alla sua guida,
guida in una cittá che corre e vorace si estende,
estende centro e periferia, dove avanza feroce,
feroce come ha divorato la tua etá non piu verde,
verde speranza quasi irreale di un mondo grigio,
grigio tran tran che la pioggia sembra confondere,
confondere fredde gocce simili a lacrime sui volti,
volti che salgono col freddo dell´anima a tracolla,
come tracolla il desiderio per paure mai capite,
mai capite o tradite nel solco di profonde rughe,
rughe... le regala copiose in pieno volto il tempo,
il tempo di un´altra fermata, prima del capolinea,
capolinea della decisione di scendere dall´inferno,
l´inferno quotidiano dei desideri sempre annegati,
annegati nel ventre dell´alba dai timori in agguato,
agguato di paura nel salire e non poter ridiscendere,
ridiscendere una vita che pensavi almeno plausibile,
plausibile ora, nei tuoi occhi grigi, vecchio autista,
autista percorso da soste selvagge e sempre uguali,
uguali a quei giorni che ora scopri andati e perduti,
perduti come il senso della tua vita ad ogni fermata,
fermata dal numero dei tuoi anni e dall´ultimo tram,
tram veloce che oggi ha qui dimenticato di fermarsi,
fermarsi perché? Se da domani non lo guiderai piu´:
guiderai piu´il tram su cui viaggiavamo spensierati,
tu, noi, e i sogni dimenticati della nostra giovinezza?
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L'epifora tiene il tempo di questo tuo componimento e mi ha fatto ricordare il salto della puntina sui dischi di vinile. Triste ma bella.

il 12/09/2020 alle 08:29

Credo di aver commentato, qualche tempo fa un lavoro di argomento simile, forse meno enfatico di questo… Al contrario dell'amica "00jl" ritengo troppo abusato l'uso dell'anafora. Ciò non toglie la forza dell'impegno e l'empatia per il protagonista.

il 13/09/2020 alle 00:48

Grazie 00jl, grazie guga, si è la stessa l’ho solo cambiata... Un saluto!

il 13/09/2020 alle 16:37