Pubblicata il 20/08/2020
un meriggio
di nuvole e sole
quei panni dal balcone
salutano in coro
sempre più forte

che di colpo ci sorprende
lungo il filo
la notte

e come non lasciarsi andare
al vento che decide alle persiane
la nostra direzione
quando sui coppi e in cima ai pensieri
tira colpi d’infilata
nei vicoli a perdersi in gola

i nostri momenti
che tremano ai vetri
vissuti nelle stanze
d'un treno mai partito
carrozze
una dietro l’altra
sui ferri della lontananza

mentre dibattono canottiere mutande
altro tormento ascolto
di foglie carte illusioni
mulinando in piazza

poi d’un tuffo
il ricordo di quell'abito
in volo dal tetto

dentro c’eri tu
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Letta e riletta. Da rileggere, per capire, ma non ora che un vento caldo mi chiama insistente sul ciglio del davanzale.

il 21/08/2020 alle 10:49

stavo per postare un'altra compo. , poi mi sono accorto sia del tuo commento che di quante ne ho postate ultimamente, forse troppe...sai una cosa, il mio piccolo paese finto dopo il sisma , confinato nel profondo kurdistan della mia regione all'interno desolata, è stato da sempre il tormento legato al vento...i ricordi delle migliori stagioni li ho legati al vento, anche quello più bello, d'una donna lontana, come pure purtroppo quello più brutto ...chissà perchè di notte quando sale , sono uno stupido puer, amo ascoltare quelle folate dentro un a casa perduta, sono così o descrittivo o prosastico o noioso come sosteneva un saccente prof., ma sai che un poco di buon sano buon senso mi illumina per capire che il mio diario è solo il mio ultimo passatempo, ci giro intorno al mare e al vento, spero di non averti ammorbato, non c'è mistero, solo una persona cara che si è tolta la vita, quella che oggi mi consuma dentro con il tempo, come dicevi tu, da battere mentre io non so stare in giusta battuta, mi spiego, adesso che sono vecchio dovrei stare alle sue pause al ritmo tardo-compassato , invece scatto di brividi e corro appresso ai tormenti d'un mare che affascina fino a morire, d'un vento che ci prende nei polmoni sulla pelle , e quel tuo riferimento sul ciglio lascia più di una interpretazione...sai offrire un ventaglio di particolari che affascina, e questo rende la penna che possiedi più che mai preziosa, pur avendo come dicevo così diversi stili, rispetto e leggo il tuo diario cercando come fai tu di capire quello che c'è tra le righe, cmq non rispondere al vento caldo sull'argine difficile oggi d'esistere , sul ciglio affacciati possiamo solo scorgere le rovine, a meno che tu non abbia il mare davanti, ah, allora sì...ciao vir

il 21/08/2020 alle 11:24

*finito dopo il sisma

il 21/08/2020 alle 11:24

Caro Vir, il mio "per capire" non era legato alla tua composizione che si sa far leggere e apprezzare, era più un capire le emozioni che mi si muovono dentro quando leggo e mi lascio rapire. Come quell'estate che ho letto Veronika decide di morire di Paulo Coelho e mi è rimasto incastrato in gola come acuminata spina di pesce. Persino leggere di panni stesi e vento e voli può essere, in certi momenti incerti, difficile. Grazie per questa tua spiegazione che ho letto con estremo interesse. Anche tu hai una casa dove porte e finestre non servono per entrare o uscire, sono lì solo per lasciar passare il vento.

il 21/08/2020 alle 12:40

Scrivi i tuoi versi con così tanta passione che è un piacere leggerli e rileggerli! Bravo, complimenti! Un abbraccio

il 21/08/2020 alle 16:26

Hanno ragione gli amici-colleghi che mi hanno preceduto, caro Virgilio! E' naturale ed istintivo sobbalzare da una dimensione ad un'altra per comprendere al meglio le tue mere sensazioni, specialmente, durante le tue scritture. Ecco, il "durante" coglie appieno il tuo essere! Un abbraccio, grande poeta! Morris

il 21/08/2020 alle 20:34

Uno dei veri poeti presenti su PH.

il 22/08/2020 alle 11:44

quel durante, caro Sir, mi tocca molto, è vero, debbo farci una chiosa, perchè dovrei di + e molto commentare intorno a quello che scrivo e anche quello che altri autori scrivono, ma se dico una cosa, rasentando la non credibilità, io qui scrivo e parlo troppo. se fuori, dico nella vita, sono un orso...di poche parole, ecco tutto, il mio carattere chiuso me lo impedisce, con questo però mi sto sforzando di uscire, ma sono vecchio, e non credo che alla mia età si possa essere duttili flessibili elastici etc etc...alla fine tra il lasciare questo diario e poi riprendere per farmi un poco di compagnia, virgilio , sì dico di me, è stanco dentro, quasi mi costringo, e non me ne vergogno, di mendicare o ricercare un poco di compagnia qui, in un mondo così strano, virtuale , di nick, però ci sono persone vive e pulsanti dopo tutto, e allora mi faccio coraggio, vado avanti finchè non cadrò di nuovo inciampando in frequenti crisi come si dice, ansioso.depressive, come viene classificato da noi , un povero cristo sulla croce di solitudine nera, ma a chi importa se come diceva la brava 00jl qua si vuole battere il tempo, e non battere a tempo...il mio tempo non interessa a nessuno, ora che è stonato, e il vecchio stona, ma sì, curvo e indietro, un peso, eh sì...ora tocca a me, e quante volte me ne sono fregato dei vecchi, anzi quante volte ho suonato correndo contro sti rimbambiti in fila che ci fanno perdere tempo, ora tocca a me ...grazie a voi tutti, gra zie a te Sir, ciao vir

il 22/08/2020 alle 20:07

Vincent direi d'acchito un bel grazie alle tue parole secche e convinte, un grazie sentito , ma come sempre il buon senso mi dice e mi indica la direzione...e cioè che l'avevo pubblicata nel maggio dell'anno scorso, non me ne ero accorto, e aggiungo che poche delle mie raggiungono una tale intensità come questa, quindi rimango umilmente convinto di quanto possa valere la mia scrittura , il mio diario , infatti l'ho già scritto mille volte, andate a rileggere se non è vero, quello che significa per me la poesia ed essere poeti , e ci credo, perchè commenti così fatti da altri lettori che non mi scrivono oggi più nulla, significa il degustibus o traducono la mia impossibilità a reggere il ritmo, qui elevato, in altre no, ecco tutto...il vero poeta ha un respiro una cultura un'anima universale, il suo messaggio centra le anime, va dentro in sintesi e buca le coscienze, e se vai a leggere l'infinito con la passione che tormenta sull'orto del colle a recanati, dove sono stato, e m'è scappata una lettura appassionata e direi benfatta, allora senti che la poesia è eterna, quando da una siepe al tavolino, poi visitando le stanze segrete del leopardi, lì in cameretta su quel tavolino con un quaderno e un calamaio il gobbo, come lo definiva il volgo del borgo, è riuscito a trasmettere nei secoli l'eterno...è sofferenza , lui soffriva tanto, troppo, della sua deformità, delle sue privazioni, la poesia deriva dal pathos, dal dolore, dall'esclusione, e dalla malinconia nel sentire le voci delle donne che tessevano cantando sul borgo, e quante volte avrà desiderato avere una ragazza, una fidanzata, silvia, o chissà...leggendo l'infinito ho sentito la scossa dentro, ma solo lì dove lui ha scritto da dio e da padreterno una poesia che ha nell'inchiostro e tra le righe tutto quello che noi tutti abbiamo sentito ascoltato patito di brividi e emozioni, eppure mai siamo riusciti a scrivere l'infinito così divinamente semplice e nello stesso tempo impossibile per quello che scatena dentro, ....tra la vera poesia e il mio diario c'è di mezzo l'infinito, ciao e grazie Vincent, vir

il 22/08/2020 alle 20:28