Pubblicata il 14/08/2020
Non erano solo i denti quella mattina a battere,
disperati quanto il cuore: ho guardato
la luce dentro ai tuoi occhi… ho sentito
la vita scivolare via come fosse pioggia.
la tua mano, come un ramo a febbraio, diventare
fredda, e l’ho stretta con l’ostinazione di un bambino.
ha urlato solo la mia anima… quel grido nella testa
quando viene buio ancora, e senza dar pace echeggia.
avevi appena imboccato il corridoio giusto, che avevo
già adocchiato la finestra dalla quale saresti rientrato…
la morte mette l’abito elegante a coloro sui quali
punta il dito, lascia cenci da tenere assieme ai vivi.
ci sono notti che mi sveglio, e getto versi
sulla carta: la mano è come se non mi appartenesse
… se non sapessi che non sono pazzo (o almeno è quel
che sostiene lo psicanalista), direi che sei tu che scrivi.
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