Pubblicata il 28/06/2020
Lo sguardo
volgo all'Urbe,
al suo fragore;
ne colgo
in petto
l'ansito febbrile,
la prepotente smania
per la folle corsa
a dilaniarsi
per la folle corsa
a dilaniarci.
voi
usurpatori
di potere
dalle sedi
dove tetri
si tramano
progetti d'abuso
e la stortura
v'annida
e frutta illeciti
raggiri e vendette;
il popolo
invoca la clemenza
ma ferree leggi
sul capo piombano
d'illuse genti,
e da tribune
tuonano promesse,
-eluse sempre,
e inganni raddolciti
da retori ideali,
fonti d'astio:
da retori ideali,
fonti d'astio:
onde i dissidi
esplodono
e luttuose sciagure
piagano i mortali ignari:
forse è il peccato
o le potenze occulte
che aizzan rabbie
ed isterismi
e orrendi crimini:
così tal credenza
copre
le strategie tiranne,
e negli orrori
gli stenti
svia dell'esacrato giogo.
e come il malcontento
in petto errompe,
e si infoltiscono
le piazze,
e forte urla la folla
e vuol dai prescelti
più giusta
proporzione
dei suoi sudorri,
e di riscontro
avvampano le bombe..
assurda
protezione della pace.
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Mi è venuto istintivo leggere il tuo scritto, abbinandolo alla profonda e toccante voce dell'indimenticabile e "grande Vittorio "..piacevole, toccante e veritiero testo.

il 28/06/2020 alle 07:16