Pubblicata il 20/06/2020
Da seicentocinquanta anni
non sa bene cosa fare,
se lasciarsi cadere sul prato
o restare in qualche modo in piedi:
le sue mirabolanti colonnine
s'inseguono in una spirale
che non conosce fine;
sembra che abbia paura di puntare al cielo,
e così fa un piano alla volta,
girando per prendere coraggio
e salire un altro po' più su,
stordendo ogni volta il terrore
e le calamite della terra.
forse il marmo candido è un po' sordo,
non sente le grida d'incitamento
di angeli e serafini, costassù.
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una dedica molto apprezzata piaciuto in particolare gli ultimi versi.un saluto!

il 21/06/2020 alle 12:27

Uno splendido e delicato omaggio ad un capolavoro dell'arte italiana.

il 21/06/2020 alle 18:19