Pubblicata il 08/04/2020
prologo
cos'è che ci restituisce un'identità, quando un paio di oceani ci dividono da casa nostra?
a quali istanze o simboli si anela, nell'approssimarsi del ritorno?
nulla di epico, a volte, un gusto o un raggio: io, sbiadito epigono d'altri vaganti guitti, dalla mia nautica dimora scrutavo l'orizzonte impaziente di scorgere, issato per me, il nostrale vessillo di Gianduja...

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venti di luce, nuovo mutamento
libera azione delle parti
guizzi di argenteo trasmigrare - natura o segni
dall'oltremondo chiare vie indicanti?

c'inquieta il fosso, l'impaziente pioggia
già ne sorbimmo astuta l'ombra immuni
silente pre-destino mostra un'innocenza
debole e santa, oltre l'incauto ormeggio

così, come nel tempo che non vidi
ci attendono frementi le cioccolanti forme
nelle patrie taverne savoiarde
con i roventi intingoli odorosi

io adesso torno - infine - a un non so che adorato
radici di provincia in corpo errante

adesso, io, mi amo
e qui mi rappresento
come raggiante stella
d'algida notte - fiamma e panacea.
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Sembrano certezze...

il 09/04/2020 alle 09:05

molto bello questo ritorno a casa

il 09/04/2020 alle 10:02

Su tutto, mi pare di avvertire un viaggio di ritorno che riconduce a sé stessi, alla riaffermazione della propria personalità e delle proprie origini. Per quanto si possa essere lontani materialmente l'unicità che ci portiamo dentro non teme distanze né cambiamenti.

il 09/04/2020 alle 10:42