Pubblicata il 01/04/2020
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viandante senza meta
acrobata sul filo di pensieri
nati improvvisi come temporali
dalle illusorie feste della vita

un’anima a trapezio
dai triplici mortali da scansare
coi subbugli del vuoto sottopelle
a far la differenza
tra un sogno arcobaleno e un girasole

è abissale il divario del travaglio
si perisce più volte in un bagliore
nel travaso dei sensi a notte fonda
ma il sole ha il girasole che l’aspetta
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“si perisce più volte in un bagliore”… “ma il sole ha il girasole che l’aspetta”; questi due versi nella chiusa sono folgoranti; e tutta l’inquietudine delle illusorietà della vita, di cui è permeata la poesia, si scioglie nell’attesa che il sole torni a far muovere il suo girasole. che è riscatto, comunque. ciao grande algor. …ma…

il 01/04/2020 alle 23:36

I grandi poeti riescono a illuminare i loro versi con i bagliori più intensi e ad abbracciare il tutto con lo sguardo. All'inizio di questi tuoi versi, c'è uno spazio vuoto, credo sia il momento che precede la nostra venuta al mondo (il silenzio prima della nascita) ma anche il momento che precede la nascita di una riflessione.

il 02/04/2020 alle 10:35

già, "… che è riscatto, comunque…" --- com'è da quelle parti? ti abbraccio.

il 02/04/2020 alle 11:15

sì, vincent. ci sono dei vuoti all'inizio e tu li hai colti giusti; non è da tutti astrarsi dalla superficie. grazie e un cordiale saluto.

il 02/04/2020 alle 11:23