Pubblicata il 21/03/2020
Ristretto fra le morte pareti
della casa dove un tempo,
le creature che trasmisero
il contagio dell' amore
nel Limbo del mio cuore ignavo,
divisero con me la Loro Vita,
senza nulla pretendere,
mi abbandono al torpore della dormiveglia,
senza più speranza
che il dolce afflato dei loro spiriti
possa e voglia
illuminare il freddo Inverno,
cui mai segue Primavera,
attraverso un minuscolo, effimero spicchio
del Sole di un altra Vita,
da cui sospiro siano totalmente investiti,
simile alla fievole luce
filtrante dalla difettosa serranda
della mia camera occulta al mondo,
donando ancora il conforto
che non merito,
all' anima incapace di luce propria,
e quanto è duro alla fine
scuotersi da questa naturale sedazione,
senza gioia nè dolore,
per urtare rovinosamente
il granito della realtà,
inasprito dalla dolce tortura
del ricordo immortale
della Primavera della Vita.
  • Attualmente 4.5/5 meriti.
4,5/5 meriti (4 voti)

Mi colpisce quel freddo inverno cui mai segue la primavera e quella luce che filtra dalla serranda difettosa, come fosse davvero l'unica luce. Ognuno di noi è luce, anche quando restiamo soli. Versi che catturano perché sono intensi, vissuti, pieni di una disperazione muta ma anche dignitosa e delicata come il cristallo.

il 22/03/2020 alle 14:03

Grazie Genziana, il tuo più che un commento è di per se una splendida poesia !

il 22/03/2020 alle 16:41

e ,vivere di ricordi per non morire prima...piacevole lettura.

il 22/03/2020 alle 17:30

Grazie Gabriela.

il 22/03/2020 alle 20:33