Pubblicata il 23/02/2020
“Joska la rossa, salta la mura finché la dura...”
Così le parole di una celeberrima e tragica canzone degli alpini in Russia.

“Stelutis alpinis”: se la senti ti viene da piangere, anche se non capisci le parole. ( https://www.youtube.com/watch?v=otqbegzwqfu)

E ancora: “Dio del cielo”, “Il testamento del capitano” e tante altre.

Molto del dolore e della tristezza nelle canzoni di montagna deriva dalla memoria delle guerre mondiali che così duramente colpirono la gioventù di quei tempi.

Molto, ma non tutto.

C’è nello spirito montano (cui appartengo) una sorta di fatalismo distruttivo che informa di sé le vite e le psicologie delle persone nate in quelle aree.

Perché? Me lo sono chiesto molte volte.

Non è credibile che ciò derivi solo dal contatto con una natura difficile e pericolosa.

Che dire di chi vive al mare con tutta la sofferenza di lavoro e calamità che esso può comportare? Eppure non produce una letteratura così sofferente.

Che dire dell’uomo del sud classico (e anche un po’ oleografico) che nonostante tutte le miserie e i drammi che la sua terra gli ha inflitto, produce opere di poesia e musiche improntate all’amore e al desiderio di ritornare alla bellezza della propria terra?

La risposta, forse, è diversa. Forse è una questione di dna. Che nella persona montana o del nord in generale, si siano perse le tracce della potente adattabilità dell’uomo alle avversità naturali?

Forse bisogna stare più vicini alla montagna. Viverla. Respirare il suo respiro e accoglierla con quell’armonia di sensi che la civiltà sta, a poco a poco, erodendo.
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Non sò se sia questione di dna di montagna oppure di semplice sensibilità più o meno innata in ogni uno di noi...posso soltanto dirti di me che analfabeta sino all'età delle scuole elementari dei miei figli (ho imparato a leggere e scrivere attraverso i loro compiti ) mi lascio coinvolgere da tutto ciò che la natura e la vita, in maniera quasi privilegiata, può offrirci ...amo e rispetto la persona anche quando non è come la vorrei,cerco di non soffermarmi sui suoi difetti ma se posso metto in rilievo le sue qualità...I canti alpini che hai elencato benchè non sia di montagna ,li ho cantare anch'io ed ogni volta mi commuovevo fino a piangerci sspecialmente su "Il testamento del capitano"...ho voluto commentare il tuo profondo testo per farti conoscere il mio pensiero convinta che non sia il posto in cui si nasce a condizionarci ma ciò che nel nostro intimo si sviluppa più profondamente ...Ti leggo con piacere ,da te ho molto da imparare....Gabriela.

il 23/02/2020 alle 17:52

Mi fai sognare posti a me sconosciuti. Amo il tuo modo di descrivere luoghi ed eventi. Grazie

il 23/02/2020 alle 18:01

Ho sbagliato a incollare il link. Quello corretto è https://www.youtube.com/watch?v=oTqBEgZWQFU&t=130s

il 23/02/2020 alle 20:09

Grazie Gabriela e marinellianna per la vostra attenzione e considerazione

il 23/02/2020 alle 20:10

Intenso e particolare questo pezzo, anche emozionante. Sarei io un prototipo dell'uomo del sud classico e anche leggermente oleografico? Chissà...

il 24/02/2020 alle 07:58

Grazie Vincent . Non credo tu possa essere un prototipo di quella figura, a meno che tu non sia emigrato in Argentina o in Belgio a fare lavoracci duri e malpagati... ma avendo della tua terra quella meravigliosa rappresentazione iconica che tanti emigranti ci hanno proposto, a testimonianza di un legame che va ben oltre le semplici radici.

il 24/02/2020 alle 08:56

Mio fratello, di quindici anni più grande, è emigrato in Belgio ma nella fabbrica ideal standard prendeva un salario (negli anni 70) che faceva invidia a molti parenti rimasti in Sicilia, tanto che poi è arrivato con una macchinona azzurra che sembrava uno ricco. A quei tempi ero un bambino di cinque anni, ancora me la ricordo quella macchina.

il 24/02/2020 alle 09:09

Io ho il dna di mare, per di più del sud. Il mare ha provocato in passato grandi catastrofi, eppure è lì e se ne cerca sempre la compagnia. È come un gigante che sa essere immensamente buono o immensamente cattivo, portatore di risorse vitali o distruttivo.

il 24/02/2020 alle 11:44

Grazie Gen.

il 24/02/2020 alle 15:03

Mi pare che la questione sia molto più complessa e non ne farei un problema di dna , ma piuttosto di cultura ; come in qualche modo lo dicono le canzoni citate.

il 24/02/2020 alle 16:51

Grazie mitri. Certo la cultura c'entra e tanto. Ma sono sicuro (dentro di me) che c'è anche qualcosa di più profondo. Se non l'avessi già letto, leggi "Viaggio in Italia " di Goethe, dove, con una sensibilità non comune, coglie aspetti del nostro popolo che noi, da dentro, non vediamo. Vedi la descrizione delle donne venete al confronto con gli abitanti di Napoli e altri..

il 24/02/2020 alle 19:53