Pubblicata il 13/12/2019
altair

cammino nel blu,
annusando un mi bemolle
mentre una gru solleva
una nuvola.
mangio rucola e bianco
stanco del fu.
mi arrangio, mentre ruoto
in questo nero vuoto
su questa palla di protoni,
procioni, incubi.
non si tappa una falla
con le parole del capitano.
non è comodo un divano
dove si affonda nella disperazione.
mordo il buio
e rutto malinconia.
le tenebre vanno di traverso
e bisogna mandarle giù
con un po' di vino,
se non si vuole soffocare.
le scuole non ci hanno mai
insegnato a contare
i giorni di tristezza,
gli storni da fare sul bilancio
di questo mortale respiro.
mi sento preso in giro.
ho pianto appena uscito
dalla figa di mia madre
e, forse, me ne andrò
con un sorriso beffardo
sulla faccia.
È aperta la caccia, siamo pronti
a cercare gli sconti ai centri commerciali
per vestire i nostri fantasmi.
i marasmi di questo sangue
di poeta li sa solo chi vede
nello scolo della merda
un piede vicino la tazza.
che razza infima che siamo,
sacerdoti del vento,
profeti dell'amo.
cammino nell'opale
mentre la luna
fiorisce come una magnolia
in quel prato di tenebre.
sono mal nato,
alieno sbucato
da una stella del sombrero.
sarei potuto essere un torero
intergalattico schivando comete:
avrei avuto monete, in apparenza
piccole, come premio.
se solo fossi ben nato
avrei potuto sognare una grande villa
anziché la piccola Altair.
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