Pubblicata il 18/11/2019
Viaggiare per suoni sghembi
che m'irritano la pelle di umana soggettivazione
È contro prodotto ma non controproducente
lo sguardo torvo ancora per piani molli mi solleva dal mio essere me
nonostante il dubbio
sono sete d'aria
sete di perché che non si dissolvono mai
voci che non si risolvono mai
ma che suonano come complessi orchestrali mai spenti
non finisco né inizio
un costante non arrivare mai
sono nel mezzo del definito
un piede sempre fuori dalla porta
uno sguardo sempre verso il fuori, il cielo
e mi concateno senza più sentirmi incatenata
mi alieno senza più sentirmi violata
sono rinata questa mattina ma già il sole di oggi sta scadendo
e non faccio altro che appassire divenendo cenere e concime per poi rinascere ancora
e mi concateno senza più sentirmi spaesata
sono rinata e rimorta
e sono diversa
sono sulla finestra e mi lancio ogni giorno,
ogni volta sulla notte dispersa che opaca la materia che è cibo che mangia
sono sulla finestra dispersa nel vuoto che è così pieno da fare paura
ora che il cuore ribolle di sangue che pompa finestre
vorrei capire le mie voglie
se hanno a che fare con te o col tuo essere-te
vorrei capire le mie soglie
che mi fanno me
ma non le ho
non le ho mai avute
È solo l'inganno del tempo impiantato nel cemento del mio cuore che non fa che richiamarmi all'ordine
eppure questa volta mi piego:
viaggiare per piani sghembi
nonostante mi sembri male
so che mi avvicinerà al reale
e allora m'inciampo
Balbetto
Non sono mai,
Divengo.
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