Pubblicata il 15/10/2019
Tra lo sbadigliare di sassi
e il sovvertire di spazi
io non mi trattengo.
fossi uno smerigliare di passi,
uno scoppiettio di razzi
potrei essere sveglia,
potrei essere quella
definita.
eppure mi silenzio in uno spazio-vento
che non è mai sé stesso
che non è mai lo stesso,
eppure mi arrovento nell'assente tempo
che non si è mai accorto
che non c'è
mai
stato.

tra lo sputtanare i santi
e il sussurrare schiaffi
io non mi ritengo
me.
fossi un accarezzare raggi,
uno scalpitio di paesaggi
potrei essere nella
vita,
viva.
eppure mi licenzio dal volto
che a stento riconosco
che lento si fa bosco,
eppure mi rasento in un pozzo
che a volte disprezzo
che al vento spesso disperdo
perché non c'è
mai stato,
perché non l'ho
mai amato,
perché non ho
potuto
più
parlare.

dal momento che quei punti evanescenti
m'hanno bucato il calco ostentato,
dal violento solco che hanno creato
tracciando linee, stracci
m'hanno aperto
creando lampi,
io non lo so dire
quanto è bene non avere contorni
io non lo so dire
quanto è male sapersi informi,

quanto sale scartavetra i tondi
soffi nucleari.

io non lo so dire,

sono tela
per mille piani
simultaneamente,
esigente di sapere la realtà
come comprendente
quest'incatturabile
velocità
quest'insormontabile
molteplicità.

tra l'osservarmi i manti
e l'afferrare istanti
io non mi pento
d'aver compreso
che son vento,
che esisto
perché sparisco
e non esisto più
se mi realizzo
fissa
nella materia

che macchia feroce la mia faccia
che ci pare uguale
ma non è
mai
la stessa.
  • Attualmente 3/5 meriti.
3,0/5 meriti (2 voti)

I tuoi testi catturano sempre la mia attenzione.

il 15/10/2019 alle 07:16