Pubblicata il 13/10/2019
Anni ‘60. Un giorno il preside del mio liceo, in accordo con genitori e professori, decise di organizzare una visita (solo le tre quinte) al Cottolengo di Milano.
La missione centrale di questo ospedale era (ma è ancora) quella di dare assistenza ai più deboli ed emarginati.
Tra questi c’erano gli esseri umani nati con gravissime deformazioni fisiche e altrettanto gravi handicap psichici.
Lo scopo della visita era di dare ai giovani liceali una visione della realtà un po’ più ampia di quella che la scuola mediamente offriva, portandoli a contatto con situazioni gravissime che la società, in generale, tendeva a occultare.
Visitammo diversi padiglioni, guidati da due medici. Poi, verso la fine, ci fu chiesto se ce la sentivamo di visitare la piccola ala dove erano ricoverati queste persone così gravemente colpite nel fisico e nella psiche. Pur con qualche timore dicemmo tutti di sì.
Non starò qui a raccontare ciò che vedemmo, tra deformazioni spaventose e situazioni in cui non si poteva capire come mai la natura avesse deciso di portare alla vita simili disastri genetici.
Quella visita ci cambiò la vita. Lì per lì non potevamo capirlo, ma nessuno di noi poteva dire di essere lo stesso, nessuno poteva più dire di non sapere.
Nelle settimane seguenti vi furono numerosi incontri tra noi studenti e persone specializzate sull’argomento per approfondire le problematiche cliniche, etiche e sociali che queste vite ponevano.
Naturalmente tutto confluì nella domanda delle domande: fino a che punto può essere giusto o sbagliato portare e mantenere in vita questi esseri così colpiti dalla sorte?
Altrettanto naturalmente si vennero ad evidenziare le due grandi correnti di pensiero che sono le medesime che si confrontano oggi sulla questione del fine vita.
Ognuno di noi si formò la sua opinione al riguardo, con tutti i dubbi e i distinguo che tale opinione comporta.
O meglio, dubbi e distinguo erano praticamente solo nella parte laico-libertaria, mentre quella che si basava su una visione fideistico-religiosa di dubbi non ne aveva, dato l’assunto: “Non siamo padroni della nostra vita, solo che ce l’ha data può togliercela”.
Questa contrapposizione permane permarrà ancora per molto.

Ma il senso di questo mio breve pezzo non vuole essere quello di intervenire su questa problematica. Voglio arrivare a un’altra considerazione: l’opportunità che la scuola attivi certe iniziative.

Sono dell’idea che la scuola raggiungerebbe il massimo livello del suo compito istituzionale se promuovesse e moltiplicasse l’esperienza diretta degli studenti delle situazioni di sofferenza, povertà, emarginazione.
Non c’è teorema, né ode poetica, né teoria filosofica che sia più importante da insegnare ai giovani che non le infinite sfaccettature della sofferenza umana.
Non si potrà mai essere compiutamente donna, uomo o cittadino se non si ha una visione più ampia di queste.
Ha la precedenza andare su Marte o cercare di curare milioni di bambini muoiono di Ebola?
Che significato assume un cerimonia di Nobel per la letteratura quando milioni di malati mentali, in tutto il mondo, vivono vite che non possono essere definite tali?

Insomma: vogliamo che i nostri figli si fermino alla Cavallina storna e al Triangolo di Tartaglia e non abbiano mai sentito l’odore di alcol, orina e vomito in cui vive un clochard?
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sacrosanta. ha un piglio quasi militante, direi...

il 13/10/2019 alle 13:17

Ho vissuto anch'io questa esperienza che per la giovane età mi è stata sempre da faro. Sono stati i preti a portarmi con altri al cottolengo di Padova.Che dire se non il rispetto per gli ultimi, il mantenere riserbo, il dire sempre una buona parola e nell'occasione essere disponibile. Come conviene.

il 13/10/2019 alle 13:53

Sono completamente d'accordo. Oltre al compito istituzionale trarrebbe vantaggio il personale sentire umano e la comprensione verso i meno fortunati, che oggi latita e sfocia nel bullismo. Si attiverebbe quel qualcosa di meraviglioso che si chiama umanità verso i più deboli e la volontà di rendersi, anche scientificamente, utili. La società in cui viviamo è prigioniera di una visione della realtà artefatta e illusoria, debole e demotivata.

il 13/10/2019 alle 14:53

Caro Eriot, gli investimenti li fanno per fabbricare armi di distruzione di massa non per aiutare i più bisognosi! Basterebbe una mollica di quello che spendono per gli armamenti per aiutare i meno fortunati. Condivido ogni parola del tuo pezzo. Saluti

il 13/10/2019 alle 16:03

Condapevolezza del dolore! Una doverosa cura alla superficialita' imperante! Ma oltre alla natura, a volte, perfida l'abiezione per scelta ... le tossicodipendenze e la leggerezza con cui oggi di affronta il problema delle droghe ... provatevi ad accogliere una giovane vita ... a rota ... nel pieno della notte e ascoltatene la storia ... niente sara' piu' come prima ... il dolore cambia ... toccarlo con mano trasfigura

il 13/10/2019 alle 17:18
Mix

Sono d'accordo, ma non si può ignorare che la teconologia che abbiamo, anche per conoscere e studiare le malattie deriva molto da ricerche a scopi militari, per cui meglio che arrivino dalla corsa su marte. Il desiderio di conoscenza non va mai smorzato in nessuna direzione, secondo me, certo con dei limiti.

il 13/10/2019 alle 19:00

Grazie amici delle vostre considerazioni. Mix: non penso affatto che la tecnologia e la scienza non siano fondamentali per il bene concreto della nostra vita, tutt'altro, ho lavorato tutta la vita in questo ambito. Il mio esempio era finalizzato a sottolineare come spesso, davanti a certe sfide dell'ingegno, si dimenticano quelle più vicine e non meno importanti, come la condivisione della sofferenza e la ricerca di una possibile soluzione. Maurizio: tocchi un problema importantissimo: a volte la sofferenza e l'emarginazione non ci capitano per destino, ma sono inconsapevolmente (e colpevolmente) inseguite e ricercate da noi stessi con comportamenti sbagliati (droga ecc.). E anche qui ci sarebbe un'infinità di cose da fare. E la scuola dovrebbe poter incidere maggiormente sulle coscienze oltre che sulle conoscenze.

il 13/10/2019 alle 20:23

Condivido il profondo e veritiero commento di Genziana....

il 13/10/2019 alle 21:13

Magistrale.

il 13/10/2019 alle 21:51

Grazie Gabriela, sono anch'io d'accordissimo con Genziana. Grazie Benandato.

il 13/10/2019 alle 22:12

Un bel pezzo, scritto molto bene e del quale condivido il contenuto.

il 14/10/2019 alle 08:48

Prediligo la poesia, ma sono stato attratto dal testo e mi unisco al bel plauso per i maestri di vita ... insegnanti nati. Un saluto

il 14/10/2019 alle 11:12

Grazie Vincent e Guido.

il 14/10/2019 alle 11:20

Ciao Eriot,molto bello il tuo pensiero condiviso. pensare che la scuola darebbe ai ragazzi una visione del mondo dei sofferenti sarebbe cosa meravigliosa.Ho molto apprezzato questo tuo sentimento verso le persone che vivono una vita disagiata e sofferente.piaciuta molto.

il 17/10/2019 alle 22:16

Grazie Eclisse.

il 23/10/2019 alle 09:00

Che lezione magistrale caro Eriot!

il 23/10/2019 alle 09:49

Grazie del commento Anna, ma non ho fatto altro che traslare la lezione che ci viene da chi soffre...

il 23/10/2019 alle 10:28

ed è dalla Vita che ci viene la vera lectio magistralis, Eriot

il 23/10/2019 alle 11:32