Pubblicata il 22/09/2019
-Giungano parole, aspidi di frali
saettanti vuoti d’anima, conviviali
orfani non fino alla misura ma ad ego
d’indecifrabile matrice d’oltre logo.
-Giungano attimi frementi altrove
tintinnanti gocce ad ambra d’universo
a sera per divenire sagome d’arsa preghiera
barlumi annuncianti purezze d’aurora.
-Giunga infine lieve lo sfioro
lo svanire teso a farsi tesoro
accordo a reminiscenza d’oltre eco
con al centro un io, il mio, rimasto solo
neonato nato morto, umo al suolo.
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