Pubblicata il 10/09/2019
E nelle dita che non hanno più pelle e carta a separarle dalle sigarette
afferra qualche maceria
dalla tua ottusa volontà di sfide e autodistruzione,
dalla fica marcia delle periferie,
senza più paura del buio in cui si tendono le tue e le loro vuote cicatrici di parole.
perché amare è come scrivere,
sono processi pigri e dolorosi,
praticati con l'uncino e tagliati con droghe dissociative,
riscrivi l'inchiostro e bilanci sentimenti e segreti fino allo sfinimento,
fino a creare le forme che ritieni perfette.
nel sedativo malessere della nausea
hai assaggiato i migliori sapore del tuo sangue in tempesta.
seduto nel mausoleo dei tuoi anni migliori
un bonzo coraggioso si immola nel fuoco,
aspetta che la sua carne cuocia e divenga cenere,
immobile lascia che le fiamme lo strazino
senza intonare canzoni o preghiere per gli ingenui.
dai denti del mercante del tempo
hai barattato la boccia dei pesci e i baci di poesie baccanali
per il tabacco e l'invidia.
tu che non riesci a non ribellarti anche contro un mare quieto e il pane caldo nelle albe di novembre,
stringi le macerie ma ti sfuggiranno dalle ossa spezzate delle tue mani fragili
e cadranno alla soglia del tuo riparo.
tu che non riesci a godere della pioggia semplicemente osservandola piangere a dirotto contro i vetri come una puttana ferita,
tu che devi scivolarci dentro,
assaporare il freddo e la febbre.
la senti questa fitta?
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