Pubblicata il 20/08/2019
Una donna molto anziana passa davanti a casa mia. Vestito e capelli in ordine, una piccola borsetta nera. E’ visibilmente preoccupata, si ferma, torna indietro e si ferma ancora. Immagino cosa succede: a un centinaio di metri da qui c’è una casa di riposo e capita, ogni tanto, che qualche anziano, facendo una passeggiata nel viale che passa davanti all’edificio, si dimentichi chi è e dov’è. Negli anni ne abbiamo riaccompagnati diversi alla casa di riposo. La vecchina mi vede nel giardino, si avvicina e mi dice, con voce agitata.
“Che ora è?”
“Le quattro, vive nella casa di riposo?”
“ Sì... ”
Apro il cancello e la invito a sedersi all’ombra del pino. Lei è indecisa, poi, timidamente, entra e si siede.
“Posso offrirle qualcosa da bere? Una limonata, una menta?”
“Mio figlio non arriva”
“Lo stava aspettando?”
“Sono tanti anni che lo aspetto, ma non viene mai. Oggi sono andata sulla strada per farmi vedere”.
Come sempre il contatto con una mente che si sta perdendo è doloroso.
Preparo una menta e gliela porgo. La prende, sempre guardando la strada.
“Se passa e non mi vede, non si ferma”.
“Non si preoccupi, lo vedrò io e lo fermerò”.
Mi guarda, sembra confortata.
Le dico, tanto per tranquillizzarla: “Ce l’ha una foto di suo figlio?”
Si illumina.
“Sì” e fruga nella borsetta. Tira fuori una foto in bianco e nero, molto sgualcita, e me la porge. E’ un bambino di tre-quattro anni con un testa piena di riccioli. La guardo e gliela restituisco.
Passano alcuni minuti di silenzio mentre assaggia la menta, sempre guardando la strada.
“Signora, devo andare in paese, vuole che camminiamo insieme sulla strada verso la casa di riposo?”
“Sì” . Mi alzo, ma lei rimane seduta e dopo poco si mette a piangere. Mi risiedo.
Lei si asciuga gli occhi e mi guarda, vedendomi forse per la prima volta.
“Non sono matta come quelli là” indicando la direzione della casa di riposo.
“Mio figlio deve arrivare davvero, me lo ha promesso quando è morto. Mi ha detto, mamma, quando sarai vecchia e dovrai morire verrò io a prenderti, così non avrai paura. Anche se andrai a vivere lontano da qui, io saprò dove sei. Aspettami. E io l’ho aspettato quando ero giovane e non avevo paura delle bombe e dei tedeschi. L’ho aspettato quando mi sono ammalata di tubercolosi e sono stata due anni in sanatorio. E poi l’ho aspettato, guardando in strada, mentre i miei figli crescevano e mio marito lavorava. Non l’ho mai detto a nessuno, ma oggi sento che deve arrivare, e sono agitata ma felice come non lo sono mai stata”.
Io non so cosa dire, sono molto colpito. Mi alzo. L’aiuto ad alzarsi e pian piano ci incamminiamo verso la casa di riposo. A un certo punto prendo coraggio e le dico:
“Può darsi che oggi suo figlio non venga, ma verrà, stia serena e abbia ancora un po’ di pazienza”.
la vecchina non dice nulla e docilmente si lascia accompagnare. Suono, lei entra nel portone, ma si ferma a frugare nella borsetta. Tira fuori la foto e mi dice: “Lo guardi bene, può avermi detto una bugia?”
Io riguardo la foto e dico: “ No, non può”.
Poi scappo verso casa con un nodo alla gola e mi ritrovo a guardare in fondo alla strada, nella speranza di vedere un bimbo con una testa piena di riccioli.
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...Scrivo lo stesso anche se dopo la lettura di questi testi bisognerebbe non fare nulla e aspettare che l' onda emozionale, in questo caso dirompente, passi...poi con coraggio si dovrebbe riprendere il cammino sul sentiero della Conoscenza...; caro Eriot...grazie.

il 20/08/2019 alle 19:05

Grazie a te cantorom. Dici bene, è un sentiero faticoso e spesso doloroso.

il 20/08/2019 alle 19:38

mi hai tanto emozionato con questo racconto...immagino cosa hai provato tu nel viverla di persona questa situazione che tanto lasciano pensare? piaciuta molto, un saluto

il 20/08/2019 alle 21:47

Grazie eclisse. Rimasi molto turbato anch'io.

il 20/08/2019 alle 22:22

Straziante nella sua verità

il 21/08/2019 alle 06:03

Grazie Ginni.

il 21/08/2019 alle 07:35

Una "giornata particolare" raccontata con emozione e uno stile semplice e lineare.

il 21/08/2019 alle 08:30

Non trovo le parole esatte per dirti quanto grande è la sofferenza che il tuo racconto mi ha portato all'anima....mi stò avviando anch'io su quel sentiero e ho sentito mia la sofferenza di quella mamma...soltanto chi è carico di tanta umanità riesce a sentire e scrivere quello che tu hai saputo raccontare...."sei grande" ti abbraccio Gabriela.

il 21/08/2019 alle 08:36

Grazie Vincent. Un grande abbraccio Gabriela.

il 21/08/2019 alle 09:03

Grazie Eriot....emozione fortissima e ben descritta. Complimenti.

il 21/08/2019 alle 15:21

Grazie Francè.

il 21/08/2019 alle 19:10