Pubblicata il 17/08/2019
Quanto ho aspettato
tra i cavalli di frisia della memoria
e le brume della speranza,
ma è stato tempo consumato.
Tu, persa nei sogni dell’altrove,
percorrevi, leggera, la via
che porta a vivere altre vite
allacciando mani straniere
e amando, sempre amando
il falso luccichìo del giorno.
Ho sgranato i mesi e poi gli anni
di un povero rosario
tra altre donne portatrici d’inesorabili
clessidre che scandivano
la loro e la mia disperazione.
Adesso, infine, misuro il tempo in te,
icona ferma che si sfoglia,
mentre le lancette rallentano
cui solo l’inerzia d'un antico impulso
resta tragico motore.
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In tutte le tue poesie c'è molta metafisica, c'è sempre qualche statua bianca che si staglia in una dimensione eterna. Magna Grecia.

il 17/08/2019 alle 12:20

Eh, grazie, fosse così...

il 17/08/2019 alle 16:03

Poesia che amo, la tua. (Non soltanto questa, naturalmente!...)

il 18/08/2019 alle 00:44

Grazie guga, la tua valutazione mi inorgoglisce un po'.

il 18/08/2019 alle 08:09

Solo agli assetati è concesso di bere sino all'ultima goccia un amaro calice. Spero serva a qualcosa, faccia parte di un disegno.

il 02/09/2019 alle 19:37

Grazie ancient, sì, sono un heautontimorumenos professional. Il disegno, se c'è, non l'ho creato io e non mi è noto.

il 06/09/2019 alle 11:06