Pubblicata il 17/07/2019
La dama del quadro
aveva uno strano sorriso
da qualunque lato la guardassi
sembrava seguirmi con lo sguardo.

Il tavolo era ovale, grande, di marmo
e la tv senza telecomando.

Avevo una bambola
che non lasciavo mai sola
soprattutto di notte.
Ero certa che avesse paura del buio.
Ne avevo pure io
ma forse avendola in due
faceva meno effetto.

Ricordo anche di aver scoperto Sandokan
grazie al morbillo.

Il bello di quando si è piccoli
è credere che tutto abbia un'anima.
E che per sconfiggere il buio
basti avere accanto una bambola.
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Molto Bella la chiusa

il 17/07/2019 alle 22:59

Leggendo la tua poesia, nella mente mi s'è formata una frase stupida (non perchè la tua poesia sia stupida). La frase è: "Noi che siamo cresciuti in quegli anni, in fondo, siamo tutti figli di Sandokan".

il 18/07/2019 alle 08:42

Si sviluppa su due livelli e merita due osservazioni. 1° liv.: è un cambio stilistico rispetto ad altre, adesso analiticamente fotografica perchè i ricordi d'infanzia sono prevalentemente visivi, ma contiene delle particolarità: le alternanze a contrasto, come la mobilità degli occhi della dama con la staticità "statuaria" del tavolo di marmo ed una TV "priva" di telecomando; poi uno spunto diaristico con un sapiente cambio di registro, quello relativo ad un evento morboso che scopre un nuovo mondo al di là delle mura domestiche (Sandokan). 2° liv.: è la parte più interessante. La paura del buio è comune all'infanzia e la bambola è una protezione classica, una maschera che avvolge e protegge. Ma questo meccanismo viene invertito in modo stupefacente: è l'autrice che si avvolge sulla bambola e la protegge e non l'inverso. Da oggetto consolatorio diventa soggetto consolato. E' un transfert alla rovescia e questo sembrerebbe sovvertire i principi fondamentali dell'Anatomia dell'Amore. Talvolta il desiderio che le ferite siano curate dall’amore si manifesta al contrario: chi ama (e soffre) vuole prima guarire il proprio partner rinunciando momentaneamente a sè stesso. Poche anime raggiungono questo stadio.

il 18/07/2019 alle 09:42

piaciuta brava!

il 18/07/2019 alle 12:33

la dama del quadro a guardarla ti faceva paura, per lei era normale guardarti anche perché ogni giorno ti vedeva crescere e lei con lo sguardo trovava molta invidia visto che lei non poteva essere come te. i bambini un poco paurosi e in particolare di notte, trovano nelle bambole una loro simile e la usano come dama di compagnia. il morbillo ti ha fatto conoscere Sandokan anche perché in quel periodo la tv. trasmetteva a puntate quel programma e tu ti sei innamorata di lui visto che era un bell'uomo e anche forte per poterti proteggere. cosi la fanciulla paurosa trovò in Sandokan il suo protettore e abbandonò la bambola.

il 18/07/2019 alle 23:19

grazie Ginni, sì la chiusa racchiude un pò il senso di tutto il resto. Vero Vincent. Penso che ogni infanzia vissuta abbia una sua atmosfera particolare, che resterà sempre in un angolo dei ricordi più cari. In quegli anni fece la sua comparsa il personaggio di Salgari, che fu anche il mio primo libro di avventure letto, dato che avevo il morbillo e non potevo uscire. Mi affascinò, più che altro, la figura di lady Marianna, la perla di Labuan, così diversa dalla figura forte e dominante di Sandokan ma che, per amore, lo seguì fino al triste epilogo. Ancient..tu sai scavare fin dentro l'anima. Grazie Cangio ed Eclisse. Effettivamente la bellezza di quel personaggio era notevole, è un bell'uomo ancora oggi.

il 19/07/2019 alle 10:02

La Poetessa si introduce, attraverso i propri mirabili scritti, nei nostri pensieri com’è suo solito all’ improvviso senza avvertimenti...d’altronde lo stile di questo scorcio di tempo è quello e anche se, ogni tanto, un sorriso ci accarezza le labbra al ricordo dei cipressi di Bolgheri alti e schietti, dobbiamo vivere e percepire le sensazioni della vita di relazione quotidiana...certamente l’ incipit è curioso e la domanda che sale imperiosa nel vortice dei pensieri dei lettori è rivolta a risalire e a dare un nome alla dama dallo strano sorriso...ovviamente la banalità di pensare alla Gioconda è quasi obbligatoria...ma non è importante per la Poetessa anzi è del tutto insignificante...scopriremo più avanti che l’ autrice, appunto, parla di se stessa di quand’era bimba e quella dama sorridente riappare dalla profondità della scatola dei ricordi come un flash, così, velocemente...sempre dai meandri dei ricordi è la descrizione dell’ ambiente casalingo di questa bimba...tavolo di marmo ovale, e la TV...il divertente particolare della mancanza del telecomando è la curiosa contrapposizione scenografica di due epoche completamente diverse...il telecomando ci permette comodamente, adesso, di cercare le emittenti televisive con un clik stravaccati sul divano...ad un tratto la Poetessa ci avvolge e ci butta nella scena nella quale la paura del buio la domina ma una bambola è la sua salvezza...ella, piccola creatura, trasfonde la propria paura nella bambola e crede che anch’essa abbia paura...allora se la stringe al petto e non la lascia soprattutto la notte...noi, spettatori, sentiamo le parole sussurrate alla bambola e la bambola investita dell’ anima le fa coraggio...quando si è piccoli si parla con gli oggetti a noi cari e, a volte, si inventa anche un personaggio come nel capolavoro di Stephen King “Shining” portato sullo schermo da quel genio di Kubrik...la Poetessa procede veloce nei ricordi e si ferma nei giorni quando costretta a letto dal morbillo trova nella scoperta di Sandokan un eroe che le infonde il coraggio...pare vederla, intenta a leggerne le avventure, con gli occhi illuminati dalle gesta di quel personaggio che combatteva il male nel mondo…la Poetessa, forse, nel finale di questa introspezione cede per un attimo alla realtà della vita che non ci porta più a credere, come quando si era piccoli che tutto abbia un’ anima...le esperienze, spesso, ci fanno disamorare delle persone che ci sono accanto e un velo di tristezza ricopre anche il pensiero della bambola che non è più sufficiente per sconfiggere il buio...la poetessa con questa metafora finale, invece, ci esorta a non cedere e a guardare l’ orizzonte dove, forse, potremo ritrovare lo strano sorriso della dama del quadro...in quel sorriso è certamente celata la bellezza della vita...

il 19/07/2019 alle 16:33

grazie Romeo, attendevo il tuo commento, sempre molto particolareggiato e completo. Quando si cresce si perde qualcosa e se ne acquistano altre...a volte, si preferirebbe tenersi ciò che si è perso.

il 19/07/2019 alle 16:51

Tutto ha un'Anima, imparerai a viaggiare nell'universo che la sensibilità e la saggezza si assomigliano.

il 20/07/2019 alle 15:57

grazie Fabio :)

il 20/07/2019 alle 17:00