Pubblicata il 16/07/2019
Io sono quel giovane tedesco che cadde in un crepaccio nel ghiacciaio del Miage, mentre mi avventuravo, con la mia martellina da geologo, alla ricerca di quarzi preziosi. Erano gli anni '70, non c'era il cellulare, ma anche se lo avessi avuto, non sarebbe servito.
Gridai e piansi, mentre un dolore lancinante mi saliva dalla schiena. Urlai e piansi ancora, la mia mamma non rispose. Poi mi addormentai e non mi svegliai più.
Il crepaccio si richiuse piano piano sopra di me e io rimasi in braccio al ghiacciaio, rannicchiato come in un enorme utero freddo.
Non so quanto ci mette un ghiacciaio a partorire, ora sono passati quasi cinquant'anni e io sono sempre lì, mentre dolcemente e lentamente scivolo a valle insieme a enormi massi e piccole pietre inglobati nel ghiaccio.
Mi sto avvicinando al lago delle Marmotte dove il ghiacciaio conclude la sua corsa in una grande caverna azzurra da cui nasce la Dora di Veny.
Papà, mamma, ci siete ancora? Venite qui dalla Germania, portatemi quei calzini verdi di lana e anche la mia giacca da sci, quella che mi regalaste prima di partire. L'ho lasciata nell'auto, parcheggiata sulla piana di Combal.
Sto per nascere di nuovo, magari ci vorrà ancora qualche altro anno, ma rinascerò, lo so. Nessun ghiacciaio trattiene per sempre i suoi figli, che ritornano intatti, forti come prima.
Il mio bel quarzo, è nello zaino, fatelo avere a Ingrid e ditele di riportarlo al Miage, dove è giusto che stia, per sempre.
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molto toccante, come tutte le morti tragiche che non consentono un ritorno, l'ultimo, dai propri cari. E posso solo immaginare il dolore che devasta chi perde un congiunto e non sa dove è, non sa cosa fece negli ultimi istanti, e quanto dolore provò per la solitudine che lo pervase.

il 17/07/2019 alle 08:36

Grazie Genziana. Si tratta di una storia vera. Nei pressi del Miage c'è un cartello (o, almeno, c'era) che invita chi si avventurasse sul ghiacciaio a tenere presente questa scomparsa.

il 17/07/2019 alle 10:07

Ecco una tappa importante, tono diaristico con accenni di quotidianità domestica. La natura è sempre pronta al "cuncta stricte discussurus", dopo restituisce. Ritornare dall'alveo come si era entrati, cioè umani, od edelweiss è una scelta che precede e poi determina in ciclo successivo.

il 17/07/2019 alle 11:16

Mi sembra che questo racconto trasmetta il tuo amore per il ghiaccio.

il 17/07/2019 alle 12:02

Ancient: giusta osservazione la tua (ho cercato la citazione - che non conoscevo - e l'ho trovata). La rinascita non cambierà ma riproporrà il medesimo essere, che era comunque sopravvissuto, nella memoria altrui. Vincent: verissimo, una consistente parte della mia vita l'ho passata con scarponi e ramponi. E il ghiacciaio, questa "moviola" a lentissima scansione che porta con sé storie millenarie, mi ha sempre affascinato. Un giorno, nel ghiacciaio del Bossons (lato francese del Monte Bianco) vidi scendere un gruppo di alpinisti che portavano pezzi di metallo, probabilmente di un aereo. Nei mesi successivi i ritrovamenti si moltiplicarono. Si trattava dei resti di un aereo indiano che negli anni '50 aveva colpito le rocce del ghiacciaio. L'areo fu ritrovato, quasi tutto, nei giorni successivi l'incidente e anche vari corpi furono recuperati. Il Bossons, però, ha trattenuto per mezzo secolo altro materiale. Nel settembre 2013 venne rinvenuta una cassetta con smeraldi, zaffiri e rubini che si ritiene sia stata a bordo dell'aereo.

il 17/07/2019 alle 15:11

Allora hai letto di sicuro il romanzo "Il senso di Smilla per la neve"...lei ama il ghiaccio e la matematica.

il 17/07/2019 alle 18:55

Certo che l'ho letto!

il 17/07/2019 alle 19:08

Vai alla pagina 3 dell'archivio delle mie poesie e cerca "Sfortuna".

il 18/07/2019 alle 08:33

Grazie Vincent, ho letto. Smilla sorprende in tante cose, a partire delle tipologie di neve...

il 18/07/2019 alle 09:19