Pubblicata il 16/07/2019
Non so più chi sei
nè cosa mi manchi di te
dovrei smettere di tenerti nella testa
custodita e illuminata come una perla protagonista
ma mi sveglio la mattina
e penso a te
a dove sei, a cosa fai, a cosa pensi
ma poi il dolore mi si impossessa del ventre
e sento la pelle andare in fiamme
e sudo ogni pensiero, eppure non il pensiero di te che mi rimane dentro

dopo le ultime cose so cos'è giusto fare
scordarti, buttarti via con freddezza
so che è giusto

ma mi sveglio la mattina e penso a te
e mi chiedo quando finirà questa tortura
ogni volta che ti penso il dolore si rinnova
non posso credere sia finita così
non posso credere tu mi abbia lasciata così
nel nulla, all'improvviso
non posso ma devo
devo andare avanti senza te
e cancellarti
non posso lasciarmi continuare a ferire per ulteriore tempo

ho le budella lacerate, la morte in volto
e non so più cosa voglia dire fame o sonno
non posso più lasciarmi uccidere da quello che mi hai fatto
e se sei nella mia vita non posso scordarmene
nè andare avanti

quindi addio
non voglio più vederti
superficiale ragazzina con occhi grandi e distanti,
glaciali da brividi
addio
non posso più vederti
orrida bambina con la sola voglia di divertirsi, di scappare...

non so se l'hai capito,
ma io non ci sarò più
ti cancellerò con il bianchetto
e di te rimarrà soltanto il tocco ruvido

ma mi fa ancora male pensare a tutto questo
dovrei sentirmi liberata dal tuo dolore
e invece continuo a struggermi pietosa
continuo a sognarti le poche notti che dormo
continuo a sentirti la mattina nel mio letto
continuo a star male nel dirmi che ti ho persa
e che riaverti sarebbe comunque uno sbaglio
perché hai dimostrato che siamo incompatibili
che non mi hai amata
che non te ne frega niente
di me, o di te
e che non ti importa correggerti e migliorare

io sono esausta
di questa morte che mi fa sempre capolino
io sono stanca
di questo capolinea ridondante
ed ho bisogno solo dei miei piedi
la mia testa
il mio cuore
le mie mani
i miei occhi
me

ma dopo te che mi rimane
sono un campo straziato dalle zappe
e credo si siano persi i semi nelle tasche
i contadini
sono massacrata per il solo gusto di esserlo
nessuna semina è in atto in questo giugno
mi manchi, credo

ma devo assolutamente zittirmi
censurarmi i pensieri di te
come una fascia costrittiva
sono asfissiata dal caldo violento che hai lasciato al tuo posto
e devo assolutamente scordarmi di te per star meglio
perché ancora sono incredula
e quello che è successo mi pare ancora un incubo
eri tu che mi dicevi frasi d'amore
e mi appellavi come un sole
ma un pianeta non può fuggire alla sua orbita
non ti accorgi di niente
di me, di te
o forse hai solo mentito più a lungo
un'enorme bugia mi pesa ora in gola e sul petto
mi brucia le mani che prudono infestate di ricordi zecche
vivo una dimensione sconnessa
che riassume in sé il passato e lo riassorbe con dolore
vivo un presente sospeso
mi chiedo se supererò mai questa delusione
ma soprattutto
se smetterò di averne...

così ingenua rimango davanti alle persone
pur consapevole del ghigno umano che ci persegue
apro le porte al conquistatore
e mi fido ciecamente di chi mai meriterebbe tanto
convinta di non potermi fare male
ma finisce sempre che il mio cuore
rimane un borgo insanguinato
una casa dopo Capodanno...
e nessuno poi rimane per mettere a posto
son tanto stanca di cercare la forza per alzare la testa

tu mi costrinsi ad aprirmi
a mostrarti il mio ventre molle
per poi pugnalarmi e fuggire
ho quasi pena di te e delle tue paure
ma al contempo nutro una rabbia alienante
sei fuggita via senza nemmeno guardarmi negli occhi
io che nei tuoi vedevo la fonte
ho visto il rubinetto chiudermisi innanzi
e la tua bocca beffarda bere a dismisura come un vecchio ubriacone di mare
e con ghigno inquietante
e parole fallaci, discordanti dalle tue mani che mi spingevano via violente, mi dicesti che mi amavi ma che dovevi andare via

il dolore più straziante è la tua bugia
ma uccide ancora di più la mia speranza che sia vero
che mi spinge a crederti sempre
mi strugge ancora di più
la tua impermeabilità atroce
che tanto mi atrofizza
nonostante cerchi in tutti i modi di liberarmi

sono rimasta un'ameba silenziosa
mi perdo nel paesaggio come una qualunque pietra
ed è questa la mia libertà
la mia sofferenza
l'unica cosa rimasta

mi sento una festa abbandonata troppo in fretta
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