Pubblicata il 15/07/2019
(al carissimo Don Germano
perso chissà dove nella foresta brasiliana)

camminano, nere figure, arrancano –
tutti i giorni in salita –
nei vasti territori di anime e cielo.

qualche volta nascondono l’urlo dietro le dita intrecciate

non sono pescatori di perle:
pescano uomini con parabole amo
che abilmente innescano alla canna
abituati a riempire i canestri – pazienti.

si smarriscono altre volte come foglie abbandonate

ma non si permettono solitudini
in un mare di pesci irrequieti
e amano misurare la distanza
tra il peccato e l’amore
tra il sorriso e il dolore
nel buio chiaro dei confessionali
... o il buio interminabile dei chiostri in disuso.

molto spesso capiscono
che non sempre l’orecchio percepisce
quello che l’occhio tradisce.

sono le querce debitrici di tutte le ragioni

non amano il suono delle campane
figlie del chiasso della domenica
e le musiche del Te Deum
nascosti in tabernacoli dorati
nei silenzi stereotipi dei muri.

sanno tracciare i loro sentieri
esplorando le gallerie della vita
mentre ignorano concussioni tra campane e preghiere
mai al sicuro nelle chiese infestate dai perbenismi.

si difendono dai marosi del dubbio
coi salvagente del perdono.

(guga 2011, Settembre)
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profondamente toccante .....mi riavvicina a questa figura ( il prete ) che nel tempo ha perso della sua tanta magia....

il 15/07/2019 alle 10:14