Pubblicata il 14/07/2019
A charles baudelaire

tu non conosci il fardello
della tua Poesia … mostro, fratello!
nostro è il fumo emanato
dai tuoi fetidi polmoni dove
a tratti alitavi fulgori
ed ombra, il pio rombare
delle tempeste dello Spirito.
e Dio è morto nel porto
dove le tue navi, vuote,
malridotte, dagli avi
e dai vetusti regni del Parnaso
hanno portato un naso
stracolmo solamente
di tenebra e malinconia.
la tua fu sinfonia di un massacro,
del sacro dissolversi, liquefarsi,
della croce nella foce
di questo Stige, in questo
nuovo e fiammante
mare del niente.
ogni mio sguardo si pente
dell’aver letto un tuo verso,
una tua rima, prima dolce
melodia, carezza estetica
che rincuora i tormenti,
poi schiaffo, duro pugno
in faccia che schiaccia
la testa per terra!
in quale serra potevano
mai nascere fiori così luminosi,
brillanti e fetidi al contempo?
con i tuoi occhi da corvo
hai visto oltre le tenebre il torvo
malessere a seguire, il morire
silenzioso di ogni speranza
eterna nella danza del caos,
nel bollire furente dell’attimo.
e sovente, sovente hai pensato
di azzittire il terrore che ti divorava
il cervello spaccandoti il cranio:
ma era uranio, uranio il tuo pensiero,
uranio ogni tua sillaba e sonetto,
potente e radioattivo.
il Bello, il Bello è il male
del quale non potremo mai
fare a meno, zucchero che addolcisce
questa amara condizione,
veleno di ogni sacra canzone.
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