Pubblicata il 29/05/2019
Bagliori di fuoco si ammantano di cenere

mentre affondi il tuo iride cangiante

verso i confini del mare.

una trama di sabbia ti lambisce l’anima

e non osi riporre le tue mappe segrete,

e i cerchietti rossi dei lidi,

e le anse che avresti voluto esplorare

tenendo la tua sirena per mano.

tumultuosi grovigli di passioni,

figure sorte dalla penombra,

di cui a stento se ne intravedono i contorni

difficili da sedare, sono aghi sottili di notte,

quando non dormi e non sogni,

quando non parli e discorri,

quando ad occhi aperti vedi Nereidi avanzare,

e mani e volti di antiche compagne di voli

si protendono verso il tuo viso,

e ti scandagliano con compassione.

torna indietro,

lasciati condurre da Teti verso le acque del Chidro,

in questa notte abbagliata di stelle

e torna a sorridere alla Luna.

ti vedo ricurvo mentre incidi

le sillabe di un nome sulla sabbia,

e ti sfioro con la mano

e ti chiedo: perché / perché piangi, poeta?

“Quale dolore

ti è entrato nel cuore?”
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Voci antiche richiamate dal profondo non riescono a svelare la natura del dolore...che esiste se noi lo rappresentiamo

il 29/03/2020 alle 09:07