Pubblicata il 29/05/2019
Gentile poeta, eccomi a te,
sono il folletto Ossimoro
gelida fiamma che svincola
la tua libertà incatenata.
Sono l'arma di morbido acciaio
che con la sua oscurità lucente
scioglierà le lubrificate pastoie
della semantica organizzata.
darò ai tuoi versi
una profondità epidermica
di potente debolezza
e smemorato ricordo,
o dolci amarezze
di amorevoli tragedie.
Allenterò i nodi
della tua sana malattia
con accordati contrasti
di delicata violenza
e sapiente ignoranza.
Non potrai più fare a meno di me,
altrimenti vivrai morendo
o morirai vivendo,
ma io ti affrancherò,
attraverso un gioioso inferno,
dal tetro paradiso
della tua matematica poesia.
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In una cupa giornata di fine maggio mi ritrovai con una voglia irrefrenabile di non fare niente, poi alzai lo sguardo luminosamente offuscato dallo schermo e trovai una stupefacente architettura di ossimori: Orribile, mostruosa meraviglia!

il 29/05/2019 alle 11:05

troppo profondo per la mia cultura....sorvolo senza commentare per il timore di far .... brutta figura

il 29/05/2019 alle 11:32

Sì, alla fine dei tempi si scoprirà che anche la poesia è stata solo matematica, geometria di parole, il frutto di sinapsi slegate dal fine programmato: riprodursi in un circuito chiuso.

il 29/05/2019 alle 13:32

Bravo Eriot. Una ricercata trovata di fare poesia. Complimenti

il 29/05/2019 alle 15:01

Grazie amici, ogni tanto si scherza. Ma se ci si fa caso, l'ossimoro dilaga nella poesia proprio perché come dice acutissimamente Ancient "...frutto di sinapsi slegate dal fine programmato..."

il 29/05/2019 alle 21:38

Matematicamente connessioni legate che stuzzicano lappetito

il 30/05/2019 alle 09:36

Bravo Eriot!

il 30/05/2019 alle 09:37

l'appetito intellettuale

il 30/05/2019 alle 09:38

inchino!

il 30/05/2019 alle 13:16

Grazie Sir e marinellianna!

il 30/05/2019 alle 14:39