Pubblicata il 24/05/2019
Spontanee sensazioni sentimentali svegliarono la stessa notte
Così assopita sulla vibrante vita del qui presente Don Chisciotte

Mi chiamo Alonso Quijano e son divenuto cavaliere errante
Di mia sponte, un giorno partii alla ventura col cuore trepidante

Non sono un visionario, riesco a distinguere i mulini a vento
Dalle braccia dei giganti e i burattini dai demoni d'ogni tempo

Illudo il nemico ch'io sia immaginario o chiaramente sconfitto
Diverrò Imperatore di Trebisonda, dominando ogni conflitto

Il mio scudiero è Sancho Panza, fidente e promesso governatore
Il pensiero va a Dulcinea del Toboso di cui son ammiratore

Il mio destriero non è un ronzino, bensì un purosangue corvino
Si chiama Shalimar e disarciona il passo di chi si pone vicino

Giungemmo presso un'osteria, fingendo di trovarci in un bel castello
Incantai due prostitute, evocandole donzelle in un ritornello

Brindammo alla causa e raggirai l'oste, battezzandolo nobiluomo
Fui armato del titolo e tolsi il disturbo da mero galantuomo

Nel fitto bosco liberai un ragazzo strapazzato da un contadino
Dei mercanti Tolediani tentarono invano di frenar il cammino

Incontrammo due incantatori e tal principessa da essi rapita
Si travestirono da frati benedettini con una dama smarrita

Più avanti, un vasto esercito si spacciò per un gregge di pecore
Si camuffarono da pastori e ci attaccarono senza remore

Dei balordi tentarono di passare per uomini afflitti da lutti
Assistemmo ad un falso funerale e li facemmo scappare tutti

Un giorno, un impostore vestito da barbiere con l'elmo di Mambrino
Rivolle una catenella di rame, singhiozzando come un bambino

Liberai delle brave persone da crudeli guardie che le scortavano
Non erano galeotti perché le mie intuizioni mai si sbagliavano

Assonnato, mi appoggiai su Sancho Panza, giurando di non parlare
Un gruppo comico provò a metterci in fuga per il mio brontolare

Anche il cavaliere degli specchi mi sfidò, ma perse codesto duello
Era un amico di Salamanca: Sansone Carrasco, basso e snello

Volli misurarmi con dei leoni e aprii la gabbia, sorridendo
I felini annusarono le mie mani e le leccarono, annuendo

Diventai un personaggio tragico, così, prima di starmi arrendendo
Sul mio letto di morte esclamai: "Io sono nato per vivere, morendo"
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piaciuta tutta ma ancor di più quando hai voluto misurarti con dei leoni i quali ti hanno leccato le mani... non poteva finire altrimenti...grande sir!

il 24/05/2019 alle 14:48

davvero bella, non mi stancherei mai di leggerla...

il 24/05/2019 alle 18:25

Molto molto molto bella Sir. I miei complimenti.

il 24/05/2019 alle 20:48

Simpaticissimo bigino.

il 24/05/2019 alle 21:43

notevole

il 25/05/2019 alle 09:24

Caro Aldo, sei stato perfetto. Ogni mia poesia ha sempre un doppio senso o un fondo di verità! Sono un gattaro e sono innamoratissimo di tutti i felini! Grazie assai!

il 25/05/2019 alle 13:31

Molte, molte, molte grazie, Francesco! Un caro saluto!

il 25/05/2019 alle 13:36

Eriot, grazie tante! Sono contento che ti sia piaciuto il mio libretto!

il 25/05/2019 alle 13:38

Gentilissima, Genziana! Grazie molte!

il 25/05/2019 alle 13:39

Simpaticamente bella

il 27/05/2019 alle 11:42

Simpaticamente grazie

il 27/05/2019 alle 13:26

Caro Ravachol, grazie infinitamente! Mi sono imposto di rispettare la metrica: questa è di 22 sillabe per rigo-verso. La prossima la farò con Sinalefe! Grazie sempre!

il 29/05/2019 alle 16:45