Pubblicata il 10/04/2019
Sfinito e chiuso in queste tetre mura
il tempo scorre molto lentamente,
nel pavimento sporco con affanno
respiro un’aria satura di fumo,
una mosca che gira, sta a scocciare
col suo odioso ronzare,

mi tedia amplificando il nervosismo,
e arrivi tu con voce assai squillante,
io ti rispondo male, “cazzo vuoi?”
lasciami stare non sono affari tuoi”
i miei problemi solo con me stesso
“sei stronzo e pure fesso”

mi urli e fai un fracasso universale
uccidi anche il silenzio nelle mura,
mi tocco il collo, un poco mi fa male,
ti seguo vorrei delle spiegazioni
"Allora veramente pensi questo?
che sono stronzo e fesso?"

e tu digrigni i denti, infuochi gli occhi
si accende sempre più la discussione
il nulla porta al niente come sempre
ognuno con le proprie convinzioni.
io e te col nostro vivere assuefatto;
il miagolio del gatto

ci porta fuori casa nel piazzale
il micio che ci vuol comunicare,
sulla vicenda la propria opinione
ed io come un coglione
mi giro e mi vergogno immensamente
"a questo punto noi siamo arrivati?
eppur ci siamo amati?"

da solo oppresso dentro a queste mura
il tempo odioso ci ha rubato tutto
ed ogni tanto appare il tuo sorriso
noi due felici insieme in quell’ inverno
quando la mano fredda accarezzavo
e un poco la scaldavo.
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Una poesia perfetta, da leggere e rileggere. Ben espressi i vari stati d'animo, le debolezze, le incomprensioni.

il 10/04/2019 alle 09:14