Pubblicata il 06/04/2019
E’ è successo di nuovo, come era già accaduto,
ieri sono stato vittima di milano.
ti spiego, ieri ho dovuto andare proprio in centro...
per noi dire milano è una cosa e dire centro è una cosa in più, dico per noi, ma meglio che dica per me, perchè non sono certo che per ciascuno sia la stessa cosa.
Il centro di milano è uno, è il salotto buono
quello dove tutti si è ospiti e nessuno padrone
è una zona abbastanza ampia e che ha tantissimi scorci
che non mi ricordavo ma che sapevo, speravo fossero ancora li ad attendermi,
come un pensiero un ricordo come un gatto sornione e indifferente ma presente
ed attento ad ogni movimento ed ad ogni gesto.
un tempo quei luoghi li sentivo tanto miei da soffrire di non potere andarci
di non poter esserci ogni giorno;
ricordo che tentavo di trascinarvici gli amici, quelli della cantina,
ma loro non erano come me intossicati da quei luoghi
da quella gente, che anche mi pareva, bella e ricca di vita bruciante ed urgente.
il periodo che ho vissuto così appieno Milano va dagli ultimi anni delle superiori
a un paio di anni dopo il militare,
vale a dire quattro cinque anni, forse
i più intensi quegli anni che bruciano d'essere vissuti ed interpretati
e che non hanno rete e tutto avviene " a corpo libero"
senza protezione di sorta ed a mille metri dal suolo
e prospettive e valori assumono un altro valore ed un’ importanza assai relativa
e funzionale alla necessità di consumare e consumarsi di vita.
un tuffo al cuore ieri, la sensazione molto particolare che ho provato
è assai ingarbugliata affollata di persone e di sentimenti
ma così vivi da non essere trascorsi eppure di non essere che un muro di immagini e di volti emozioni sentimenti desideri paure contraddizioni anche,
ma tutti li tutti presenti in quei portoni quelle persone sconosciute ma sempre quelle
quegli scorci di cielo tra un palazzo ed un altro quei negozi quelle strade
quei taxi quelle voci quell’andare di tutti, .. di fretta da qualche parte
quella invisibilità che pare rivestire i passi di ciascuno quando diventa folla nella folla,
quella Milano indaffarata come un fiume lento e maestoso irrefrenabile,
che qui e la compie delle anse in una caffè con i tavolini fuori,
in una scolaresca che ammira le volte di un arco
che se viene ammirato e studiato vuol dire che è importante,
come tutti come tutto come ogni luogo che sprigiona una luce un momento
in cui lo ho già accarezzato con lo sguardo allora leggero di tempo
ed ora greve dello stesso tempo.
... mi sono accorto che lo sguardo il mio sguardo era lo stesso,
ma io non lo ero più, la città era un metro di misura che si stendeva
per dirmi quanto uguale era la luce di sguardo e quanto io fossi invece diverso,
avrei potuto benissimo credere di essere ancora quello che qualcuno chiamava
"quello spirlungone in jeans" qualcuno che mi detestava ...
perchè stavo mostrando a Lei, che credeva fosse sua, che c'era dell'altro oltre la consuetudine, oltre all'obbligo, oltre alla esprienza il denaro , l'età..
ed invece ero un altro, una distanza immensa da quello che ricordavo io stesso
una misura irreversibile affollata d'occhi di labbra di parole di emozioni di tentativi, di città,
c'era tutto e c'ero anch’io, e lo sguardo di luce uguale identico ma assolutamente diverso incanutito come sono i miei capelli e le mie velleità di provare e di bruciare dal desiderio di essere, una contraddizione forte, da togliere il fiato e da costringermi a ricacciare giù quella lacrima che non potevo permettermi il lusso di lasciare scorrere sulla barba brizzolata,
mentre una ragazzina tra le tante, curiosa osservava questo attempato signore col naso all'insù in cerca di lampi di vissuti ricordi che non si lasciano ricordare senza scalciare dentro il petto..
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... “una misura irreversibile” ma resta l’emozione del ricordo. Quella si ferma ai giorni vissuti e resta solo una patina a coprirla; a noi saper utilizzare quel soffio di fiato che basta a rimuoverla e ritrovare anni e luoghi. Un salutone a te e a Milano, città che ho avuto occasione di vedere per la prima volta non più di qualche hanno fa.

il 06/04/2019 alle 17:36

... anno, ma le h ci inseguono restando in agguato e spuntano quando non devono, ridacchiandosela. Beh, rileggendo si corregge...

il 07/04/2019 alle 09:17

Un pezzo sul cambiamento. La città diventa una sorta di specchio che allunga le distanze. E' importante accorgersi che ciò che custodiamo dentro di noi (in questo caso ricordi, immagini e impressioni) sia un piccolo tesoro da proteggere. Quella lacrima che non puoi permetterti di far sgorgare ha il sapore di una nostalgia ma anche della voglia di essere presente a se stessi nel momento di un bilancio parziale della propria vita.

il 07/04/2019 alle 10:56

Uee Ben trovato principa' ,il tuo tuffo nel passato mi e' piaciuto

il 08/04/2019 alle 12:18

Arlette. le acca, anche se non tutte, sono mute, non dartene pena. La patina del ricordo è la coltre che ci permette o costringe a non fermarci su ciò che è già stato per rivolgerci con l'afflato necessario verso quello che non è ancora avvenuto, la cesura tra i due tempi è quell'attempato signore che inghiotte una lacrima...Grazie per l'accoglienzA.

il 12/04/2019 alle 07:00

Grazie Vincent delle tue parole che denotano una lettura attenta e partecipe, con una tua personale chiave di lettura: cambiamento che è prodromo della presenza a se stessi in un bilancio da equilibrare a se stessi. !

il 12/04/2019 alle 07:05

gpaoloaci, Che bello ,ritrovare la tua verve e la tua positività, sei unico !! Grazie

il 12/04/2019 alle 07:06

scrivendo di te e del tuo periodo vissuto a Milano, di sicuro c'è stato qualcosa di bello e ricordevole in tutte le sue sfumature. piaciuta. un saluto

il 29/04/2019 alle 15:16

Io penso, Eclisse, che ciascuno abbia la sua Milano, che è ovunque , quella degli anni che tintinnano, come mi piace definirli, un emozione cristallizata nella ambra dorata del ricordo,

il 30/04/2019 alle 09:18