Pubblicata il 06/04/2019
La metrica in panchina,
scrivo col verso libero,
senza nessuna rima.
mannaggia, ho mezzo rimato!
metrica mettiti in coda,
ti voglio ripudiare,
caro mio verso libero,
mi devi conquistare.
oh capperi, nuovamente!
va beh questo è un verso libero,
ora ne faccio uno
che finisca con il.
fatto,
finalmente,
mi
sa
che
sto
imparando.
al diavolo i sonetti,
tanto nessun li legge,
con le nuove poesie
vi voglio accalappiare.
evviva il (di nuovo il)
verso libero
quello che viene scrivo,
odio quei settenari,
colui che li ha inventati
nei bei vocabolari
della poesia italiana,
c’eran Petrarca e Dante,
leopardi ed il Carducci
scrivevan tristi versi
in rima alquanto truci.
era il bel novecento
dove è stato deciso
che il verso sillabato
andava ormai deriso.
pero’ lo conoscevano
ed è proprio per questo
che il loro verso libero
era garbato e onesto.
ora però concludo,
questa è una porcheria
ababcc,
torno alla mia poesia.
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condivido il tuo poeticare e chi mi conosce, sa che dico vino al vino e pane al pane.......Gabriela.

il 06/04/2019 alle 07:57

Ironia, ironia....tu stai lanciando uno strale ai nuovi poeti del verso libero. Anch'io riconosco che la poesia "non libera" era un'altra cosa...purtuttavia mi piace scrivere nell'altro modo, per sentirmi più libero. (lo so cosa stai pensando: questa non è poesia).

il 06/04/2019 alle 08:54