Pubblicata il 18/03/2019
Il niente mi uccide
paure di un pericolo inesistente
ogni attimo può essere fatale
la vita a me pare un funerale
nietzsche è la mia droga
che mi convince a continuare
a trascinarmi....e senza questo suono
irrazionale...senza la mia anima
il nulla che sale, la speranza senza aspettare
il sogno, che un giorno
il male possa cessare
avrei già detto addio a questa Firenze che
se anche solo uno sguardo
nella giusta direzione
mi avesse porto
il mondo
sarebbe gioia

vorrei smetterla di credere
toccare questo cielo di cartone
far parlare questo niente
pieno di amore
vorrei fare a botte con la vita fino a sentirmi vero
autodistruggermi

muro invalicabile
sono io che mi chiudo le porte
mi amo almeno quanto mi disprezzo
come se questo indefinito mi potesse salvare
prendi pietà della mia miseria
ho raggiunto il culmine della disperazione
ma ho ancora voglia
e andrò
non importa dove
non importa perché
importa solo questo
che dirò: ho voluto così

prigioni create dai nostri genitori
vorrei essere figlio della Repubblica
educazione per farci stare buoni
la mia testa che non sopporta più
questo sole che mi uccide, da solo in compagnia di tutti
sogni illegali
il male è ovunque
guardo un prete, non ho speranza
ho amato e ho dimenticato
ho perduto la mia anima che non ho più trovato presa a calci da chi splendeva come il sole che dà gioia e morte
troppo forte questa droga

è tutto falso e io lo so

donna
no...non essere donna
le donne mi hanno solo strappato il cuore
lancinato l'anima
nessuno sa ferirmi di più

donna
no...non essere donna

solo i pazzi, i disperati, i tossici, gli isolati.... tutti coloro messi ai margini, solo i rifiuti della società....i figli della distruzione inutili alla produzione possono capirmi
ho trovato un cuore, l'unica speranza: solidarietà.... tra i sopravvissuti, gli indesiderati, i ribelli eterni, pecore nere, siamo proprio una malattia...un errore, perché il dominio con noi ha fallito, il nostro virus è il pensiero, la nostra gioia e il nostro tormento...e le cadute... l'ebbrezza...no! io ora l'ho accettato, il mio fato disperato, mai sarò un ammaestrato, ascolta il mio grido, eco millenario, capace di cambiare l'umanità per sempre
resterò fuori
farò una gioia l'uccidere un nuovo principio

sono un estremista e sono un pazzo

non so cosa sia umanità
so solo dinamite

addio cimitero

i.C. - Non-luogo, 52 A.S.
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Molto cupa... Prova ad andare in un ospedale dove c è gente che lotta per non morire. Allora si che capisci quanto vale la pena vivere, basta aiutare chi soffre più di te, basta dare un po' d amore a chi è solo, ad un animale randagio, a tutti gli esseri viventi che sono maltrattati e vedrai come ti passerà il tuo mal di vivere...

il 18/03/2019 alle 22:03

In fin dei conti è giusto che giudichi, i commenti qui a questo servono. Noi poeti forse sbagliamo a condividere la nostra vita con il mondo ma del resto non possiamo fare altro. C'è gente che vive in una condizione peggiore della vita e della morte e io ne conosco, ma non è certamente compatendoli e dunque aumentando il dolore che qualcosa di positivo si possa fare. La vita è spietata e terrificante non c'è nessun bene e nessun ingenuo altruismo. Queste frasi semplicistiche risparmiale per un bambino. Un dolore terribile ho provato, un dolore terribile ho descritto, oltre a questo non ci dev'essere nulla....nessun perchè? deve essere chiesto, l'arte non ha a che fare col perchè, l'arte è solo comunicazione, immortalare un attimo.....anche delle scarpe od una sedia od una camera da letto...ma di chi starò mai parlando?! Ah già solo di Van Gogh. Il giudizio deve attenersi unicamente a come si è espressa una determinata emozione o momento NON se quell'emozione o quel momento sia giusto o valido da comunicare. Per Dio se l'arte ragionasse come vuole lei allora altro non sarebbe che...cavolo mettiamo quello che ci va bene, quello che a VOI fa stare bene. Dunque non giudicare la mia persona, giudica la mia arte, la qualità con cui ho provato a trasmettere un qualcosa, non il cosa. Saluti

il 18/03/2019 alle 22:45

Sento in quel che scrivi il peso di un retaggio che si porta sul groppone una generazione a cui la precedente, preposta per natura ad affiancare e tutelare, ha dato pochissimo in termini di compagnia fattiva e solide basi per il futuro. Ha dato un bel quantitativo di cose inutili e ha mostrato un'insicurezza nel gestire la propria vita pubblica e privata, che si ripercuote in termini pesantissimi su ciò che voi siete e sarete. Non sono pochi comunque quelli che si pongono al fianco della gioventù per coadiuvare e rimediare, non è tardi perché c'è un'energia in voi che se ben indirizzata e coltivata può raddrizzare parecchie storture. Ho diversi decenni addosso e posso dirti che la forza interiore sarà la ricchezza che ti darà una mano, l'autostima sarà il sostegno che null'altro al mondo potrà regalarti e la fiducia nelle persone che ti hanno a cuore sarà il tuo valore aggiunto. Un'ultima cosa e chiudo la filippica. Incontrerai donne di tutte le tipologie... beh, ti assicuro alcune sanno anche essere delle buone madri, mogli e figlie, ma sostieni il loro essere donne con garbo e gentilezza. Belli i versi e nondimeno la tematica. Benvenuto.

il 19/03/2019 alle 01:40

un grido di dolore che arriva dritto al petto e sa far male,che rappresenta una realtà dura da affrontare ma più che mai vera.In quel niente pieno di amore c'è tutta la disperazione del non poter dare,pur avendo tanto. Ed in quel muro invalicabile,tutto il disgusto verso un mondo che sempre più appare estraneo e innaturale.Il dolore è personale,non barattabile nè estinguibile vedendone altro e di altra portata:è la propria sensibilità a valutarne il peso e quel che può sembrare poco e superabile ad uno,può significare la fine di tutto per un altro.Chi più è sensibile,chi non entra in questo gioco al massacro che ci vorrebbe tutti uguali e accondiscendenti al sistema,sente più che mai la non-appartenenza a questo gioco crudele che sa essere la vita.

il 19/03/2019 alle 15:10

Per Arlette, ti invito a leggere il mio commento precedente indirizzato a GINNI, hai commesso il suo stesso errore e dunque per essere ancora più chiaro ripeto: giudica la capacità con la quale ho comunicato qualcosa, non valutare, non giudicare se ciò che è ho espresso sia degno di esistere o meno, esiste è esistito per l'arte questo conta. Dunque se vuoi farmi da padre e darmi consigli per la vita beh, non puoi farlo sulle mie poesie ma lo potrai fare solamente se conoscerai la persona non le sue opere, qui tu stai per le mie opere non per la mia persona.

il 19/03/2019 alle 17:52

Ti ringrazio Genziana, sei andata oltre la superficie, ciò che hai detto sul dolore è giustissimo ma purtroppo ancora oggi non si vuole comprendere. E apprezzo anche ciò che hai colto dalle mie parole.

il 19/03/2019 alle 17:56

Ciao Ivan, desolata davvero per non essere riuscita a comunicare ciò che intendevo. Riconoscevo in pratica i grossi limiti della generazione precedente alla tua, ma forse devo rivedere la maniera di commentare. Rinnovo il saluto e il benvenuto.

il 19/03/2019 alle 19:38

Ho capito benissimo invece...tu commenti il contenuto non la forma, il che non è molto sensato come commento ad una poesia. Non so è come se guardando la Gioconda invece di giudicare la bravura di Leonardo nel dipingerla commentassi unicamente il soggetto, eppure a nessuno importa della Gioconda in quanto persona....ovvero la signora realmente esistita ma a tutti importa la Gioconda quale opera d'arte, tant'è che si specula che Leonardo volesse addirittura raffigurare se stesso nel quadro o comunque l'identità reale resta misteriosa. Quindi i commenti alla "mia"(di chi?) generazione si possono fare in altri luoghi, qui si discute e si commenta di arte, o forse mi sbaglio?? Sto forse dicendo sciocchezze??

il 19/03/2019 alle 21:42