Pubblicata il 15/03/2019
I gatti, al pontile

la luce sputava appena, il sole,
dai remoti anfratti.
il pesce vispo, sui banchetti sporchi,
s'adagiava comodo come un prato.

patetico e stanco, il pescatore di notti bianche e
lunghe, ne aveva ricolmi
gli occhi. Rimpiangeva gli Agosti caldi
di Grano sfavillante

sprecati tra braccia sottili di
puttane leggere e spesso madri.
'Un gran pescato!', s'udivano voci passanti,
ma per l'apatico e stizzito lupo

quell'olezzo nauseante era come fuoco
per le sue narici, aride e squamate.
oro che rigurgitava odio e solitudine.

le sue mani doppie e sudicie
e secche e callose dolevano piu'
di mille bracieri,
di mille serpi i morsi.

e dalle seppie ormai sfinite filtrava
il veleno acido nelle ferite piu' profonde ed
aperte, incessante supplizio!

eppure continuava, il bastardo, a
sventrarle, arrese, le cernie,
gettandone le spine aguzze
in pasto ai gatti, belli e pazienti.

gioielli come il tempo, degli
uomini e del mare, loro,
ne conoscevano la sadica
misericordia.

b_C
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Gran bello sguardo su un quadro d'insieme su cui non è tempo perso soffermarsi. Apprezzata in tutte le sue parti, soprattutto i versi conclusivi.

il 16/03/2019 alle 23:30

Merci b_C

il 18/03/2019 alle 10:33