Pubblicata il 06/03/2019
selvaggio

lasciami ruzzolare
come un masso ubriaco
dalle cime della pazzia
fino all’abisso della valle!
lascia il tuo scialle
volare nel vento
come una vela
che querela
porti sicuri:
le onde
non possono
essere rinchiuse
fra i muri.
e quando
la mia vita
perderà un’altra
pagina,
spero tanto
che sia macchiata
di birra e di vino,
di amore e mirra:
non mi importa
se sangue o lacrime
saranno l’inchiostro …
versi, donatemi l’oblio!
e se di notte,
fra il chiostro
d’alberi Scuri
dove s’ampliano i sensi,
nel mio incedere
sarò il fiume possente
che scorre
nella foresta,
lascia che dispensi
l’ardente natura
quel che dura
da un’eternità
in noi.
all’alba
coglierò da terra
un ramoscello
che sarà la penna
con la quale
scaverò
una poesia nella terra.
verso la città
i vecchi tetti
fumano come pipe
di vecchi marinai
sempre pronti
a pescar donne
con le reti
delle storie
del mare:
amare spiagge, mostri,
nulla placa la bocca
di questi squali assetati
di salmastri inchiostri.
mentre si dipana il nero,
voglio raccogliere
quella foglia
per arrotolarne
la mia doglia,
poi l’accenderò
con un raggio di sole
per sciogliere
l’infinito nel nulla
di una nuvola di fumo.
consumo la mia vita
respiro per respiro,
verso per verso.
ho appena visto
un sogno scappare
in una tana
come un leprotto
impaurito …
fuggiva forse da me,
aveva forse percepito
che volevo mangiare
come un lupo inferocito?
lasciami steso qui:
voglio viaggiare
a pieni motori
in questo nulla sconfinato
come una nave
nel suo andare
su un oceano in tempesta!
quando sarà
finita la mia festa mortale?
fai palle di carta
delle mie poesie,
e come fossero i miei occhi,
verso la fonte, verso la fonte,
ti prego lanciali li lontani,
più lontani,
oltre l’orizzonte,
lì dove stelle infinite
ardite brillano
come lucciole impazzite.
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Intensa ma un po' lunga

il 07/03/2019 alle 06:14

bravo piaciuta :-)

il 08/03/2019 alle 09:59