Pubblicata il 31/01/2019
di me vissuta
di te vissuto anch’io
in primavere ansiose
cresciute coralline tra le mani
e poi strappate al tempo

odoravi di vita da sognare
tanto eri bella allora
invaghivi gli specchi come amanti
quando vestivi notti di colori

ed ora
che ti sono inciampato per caso al capezzale
- tra muri freddi al giallo paglierino
morfina sottolingua e vene sparse
a far pulsare il cuore fibrillato –
mi fissi:
un buco nero le tue pupille grandi
contorno smeraldino
in cui affondare ancora

quanto travaso a lampo di distanze
di voli arcobaleno sulle cose

ha radici profonde questa assenza
questo vuoto incrostato nella mente
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E' troppo forte. Fa trasalire. Una lirica stupenda sotto tutti i punti di vista.

il 01/02/2019 alle 21:49

è bellissima

il 01/02/2019 alle 22:35

alias, arturo. grazie.

il 04/02/2019 alle 14:19

Mi ha riportato alla mente un’altro capezzale, una vita fa. Stesse primavere andate, stesso rammarico interiore davanti alle sue pupille. Forse mi sbaglio Algor, ma spero vi sia stato anche lo stesso arcobaleno che intravidi io allora, nonostante tutto. Resta, comunque sia, un testo toccante e delicato.

il 19/02/2019 alle 20:06

mi imbatto di nuovo in questa tua bellissima, dopo tempo....e sarà un caso o no, ma vivo in questo momento le cose che tu descrivi, la mia compagna in ospedale, e queste tue righe le ho rilette tra le lacrime...come hai saputo dire del rimpianto e del dolore...ti ringrazio

il 19/05/2019 alle 00:56
373

che bella..

il 09/07/2019 alle 08:49