Pubblicata il 29/01/2019
ora c’è forse il poco
il tragitto finale tende al traguardo
il forse assai, navigato dal tempo
tende al consunto

c’è chi urla allo sprint dell’ultima fatica
e chi osserva la scena esterrefatto
per la fine imminente che serpeggia.

a passo d’uomo, cazzo! –grida qualche altro–
per sfuggire alla morsa dell’affanno

è un blaterare vano, questo,
che s’impasta confuso
sul più vicino atollo
di plastica figliato questa notte
sotto il chiaro di luna
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Il libero forgiatore appartenente al popolo o l'artefice dell'universo? Quand'anche s'arrivasse alla fine e la meta fosse un polimero, neanche puro, ci sarebbe la coscienza che il percorso per arrivarci si può compiere da registi o da comparse, senza dimenticare che "l'insieme" è comunque il cardine su cui da sempre ruota ogni mutamento e la spinta al rinnovamento.

il 29/01/2019 alle 20:00

quando rabbia e indignazione sono meditati e trattenuti nascono piccole perle, come questa, l'ho condivisa molto....bravissimo

il 30/01/2019 alle 09:35

Evidentemente l’ autore sconfortato dalle vicissitudini della vita immagina che le parole dette a sproposito da questa umanità in decomposizione si vadano ad amalgamare in maniera disordinata su di un atollo...questo spazio delimitato, però, non è un ambiente in cui i resti di quella umanità possano incominciare, forse, a ritrovare la perduta via della Conoscenza perché anch’esso è stato generato dalla stupidità del genere umano che nel tempo, producendo quintali e tonnellate di plastica finite negli oceani, si è riunita in un grande ammasso praticamente formando quell’ isola/atollo...tutto questo sotto un chiaro di Luna dove ormai non ci sono più amanti ma c’è, forse, rimasto il poco, per ora...dopo si vedrà...speriamo di non essere spettatori della fine che serpeggia...

il 07/02/2019 alle 20:45