Pubblicata il 12/01/2019
Vossignoria Francesco Fabrizio Claudio
come tutte le fole anche questa
nasce davanti al camino,
al crepitio delle caldarroste
sul fuoco e un bicchiere di vino.
in un salotto improbabile signore
garbate dinanzi a quel carrozzone,
con voi gentiluomini, commentano
la rassegna sanremese della canzone.
alla disamina di un testo aleggia
sui presenti, tra il comun brusio,
l’osservazione di un baccelliere che
sovrasta del focolare lo scoppiettio.
chi di attizzatoio ferisce, di tizzone patisce
da un angolo in ombra con il leppo
di pipa perviene una voce arrochita:
“Mi conceda un preambolo: ho sentito
la necessità indifferibile di aria pulita
schiudendo le imposte, dinanzi a tanta
boria che sanerò con salaci intercalari.
proprio in questo loco leggiamo sempre
più spesso opere, e relativi gaudi pareri,
con le quali mi insegnate che la poesia
è come musica; dev’essere interpretabile
e stimolar sensazioni, emozioni, ricordi
attraverso le parole: esegesi opinabile.
kit Carson
postillate che la poesia è libera, esprime
un pensiero e non ha confini delimitati.
È nell’aria, dentro e intorno a ognuno.
e, perbacco, senza che siano obbligati
i righi in un certo ordine, senza irretire
tutto ciò in uno schema predefinito.
perdiana, ho un Chianti da aprire e non
sento Diana da un po’: penserà sia obito!
mi scuserete la digressione… ma, per la
barba di Giosafatte, perché tenere il dito
puntato a priori se non son insigni matusa
a estrinsecare asserzioni su un fatto ignito?
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