Pubblicata il 11/01/2019
*Eri tu il mio Dio,
nel bagliore della notte
sciabordante al davanzale della finestra,
come la risacca imponente
di un infinito azzurro oceano,
riversato nella mia povera tempera infantile,

eri tu il mio Dio,
nel calore pastoso del vino
che inondava il mio petto,
appannando dolcemente i sensi
affrancati dal supplizio dell'angoscia,
galleggiando nella nebbia melodiosa
di ogni mia chimera,
appena prima
che la veglia scivolasse
nel mare dei miei sogni,

eri tu il mio Dio,
nella sottile laguna d'asfalto
sulla strada di casa,
danzando irridente
fra squali crudeli,
avidi della mia carne illesa
come l'anima di un fanciullo,
sempre incontro ad un alba perenne,
prossimo ancora alla tenerezza delle pupille
che al mio sguardo smarrito
schiusero i colori del mondo,

eri tu il mio Dio,
nell'appetito sacro e gagliardo
delle fresche sere d'estate
sulle alture incombenti,
balsamo dall'afa opprimente
delle torride pianure,
eremo dello spirito inquieto,
nutrimento del corpo e dell'anima,
come mai pulsanti di vita.

*Alla tua sola immagine,
insopprimibile nel mio intimo,
seppure di sacre icone ornata,
recito ora le mie preghiere apocrife,
della mia unica vera Fede
struggente evidenza.
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Che bellezza sobria e scorrevole! Incanto verbale!

il 14/01/2019 alle 12:28