Pubblicata il 07/01/2019
*Falciato come l'erba
dal plotone dei gelidi carnefici
della divisa mille volte insozzata
della trista Falange
ottusamente fieri,
sulla strada per "la Fontana delle Lacrime",
nel cuore dell'Andalusia incantata,
terra intimamente posseduta
dalla malia del canto e delle danze
di splendide gitane,
animati all'infinito
dai tuoi versi di vita vibranti,
nei pressi di Granada meravigliosa,
ultima perla del Califfato
nella terra di Spagna,
di smisurato orgoglio ardente,
per la cui struggente bellezza perduta,
in fuga precipitosa
innanzi allo strapotere
delle Armi Castigliane,
amare lacrime pianse Boabdil,
vile e crudele sovrano,
residuo invasore,
traditore della propria stessa razza,
costretto a fuggire dal sacro suolo
non senza distendere
dal passo del "Sospiro del Moro"
ultimo sguardo disperato e malinconico
verso l'Alhambra maestoso,
fugace visione di Granada
prima del lungo esilio maghrebino,
nelle orecchie le aspre parole
della madre impietosa
nei confronti del lamento muliebre,
stridente con la fierezza
che si conviene ad un Monarca in campo.

*Granada,
per cui Isabella,
a sprone delle truppe scatenate,
per sacro giuramento
mantenne sulla Regale Persona
i lerci panni,
sino alla "Reconquista" travolgente.

*Granada,
città madre prediletta dal Poeta
come nessuno mai
investito dalla potenza
della vitalità e della fantasia andaluse,
testimone atterrita
del Commiato straziante dalla vita
teneramente amata sino allo spasimo,
mentre il Fuoco
ancora arde nelle Sue mani,
come la fiamma di una Vestale,
dal Balcone eternamente aperto
da cui pulsa il respiro del mondo,
nella sensuale meraviglia
delle piccole gemme preziose
sfuggenti ai nostri torpidi sensi,
distratti dalla quotidiana urgenza
con la nostra vile materia
nel nulla destinata a svanire.
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