Pubblicata il 07/01/2019
*Vorrei precipitare
ogni angoscia
che freni il volo del mio spirito
in un sonno profondo,
lungo la riva del placido mare,
avvolto nel buio più pesto,
cullato dalla risacca delle onde,
unico seducente indizio
dell'immensa massa liquida incombente,
per poi destarmi
su una candida spiaggia deserta,
abbagliato dal sole
nel vento ancora fresco,
frastornato dal concerto
degli uccelli marini,
incredulo ancora del miracolo,
per sempre negatomi,
delle repentine traiettorie
in armonia con le brezze leggere,
il piacere della sabbia vergine,
tiepida sotto i piedi liberi,
i polmoni colmi
di quell'aria inconfondibile
che inonda di vitalità le membra,
scrutare l'orizzonte,
sino al punto in cui
il cielo annega nel mare,
immaginando le meraviglie
delle terre d'oltremare,
con l'animo di uomini
vissuti e morti
deridendo la paura,
secoli prima che io nascessi al mondo
soffocato da ogni protezione,
al tempo in cui
l'immensa oscurità del globo
liberava le fantasie dei navigatori,
più veloci dei loro velieri,
prendere il mare
a bordo di un legno veterano
dalla smisurata alberatura,
scivolando verso l'ignoto
sotto il cielo più limpido del mondo,
sino ad essere circondato
puramente dall'azzurro,
cullandomi in questa sospensione
e insieme bramando l'emozione
di intuire i contorni di terre ignote,
attraccare in porti demoliti da secoli,
nella pura euforia
di incarnare la giovinezza del mondo.
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