Pubblicata il 07/01/2019
*Venuto al mondo nel previlegio,
dapprima superficiale,
nell'alba dorata della lenta agonia
che chiamiamo vita,
dedito ai piaceri mondani,
insensibile all'urlo strozzato
della moltitudine intorno a te,
piagata dalla miseria endemica,
dal servaggio del lavoro come dannazione
che stronca gli uomini nel fiore degli anni,
riducendoli a bestie da soma
appena viventi la breve stagione
del loro straziante cilicio,
poi combattente senza fortuna,
cavaliere aspirante al fatuo previlegio
di servire il Dio dei Potenti
nel blasfemo scempio delle Crociate,
sino a quando la luce di Gesù
penetrò così intimamente
nel tuo cuore inquieto
da venare in profondità
tutto il tuo essere,
fiorito a vita nuova,
oltre ogni umana immaginazione.

*Sul filo dell'eresia,
ti calasti nella grazia inconcepibile
di essere senza remore posseduto
dalla maraviglia della natura,
perenne manifestazione dell'Amore di Dio,
tanto da cogliere
nella morte corporale
tenerezza di sorella,
da investire di amore sconfinato
ogni creatura,
dagli animali,
eternamente fanciulli nell'animo,
ai fratelli in Cristo,
segnatamente poveri, malati, sofferenti,
intaccando almeno,
per i secoli a venire,
la mondana viltà
che distoglie lo sguardo dal dolore,
attraverso gelida ripugnanza e disprezzo,
da abbracciare la povertà estrema
con tale folle entusiasmo
da amarla,
unico dopo Gesù,
quale tua mistica sposa,
pregando i confratelli,
ormai prossimo ai supremi misteri,
affinché mai si spegnesse
la fiamma di questo amore,
così incomprensibile ai più,
così struggente per chi
possa avvicinarsi precocemente
al tempo leggero
di essere puro spirito,
mistero buffo dei doni di Dio
che ai nostri occhi distratti
non si svela che a pallidi sprazzi.

*In Terra Santa
apristi la bellezza del tuo cuore
al potente Sultano,
nell'ansia di scongiurare
l'atrocità delle armi,
sofferta nella carne e nell'anima
prono ancora
alla fascinazione della Liturgia della Guerra,
che inaridisce gli spiriti gretti
nell'onore distorto e superbo
del sangue versato senza redenzione,
cieco all'evidenza
che Dio è Amore,
del quale patisti le ferite
nelle membra e nel costato,
come lo stesso Gesù,
serbandole nel cuore
quale dono segreto,
nell'estasi mistica
che purifica lo spirito
da ogni terrena ambizione,
da ogni ombra di mondana vanità.
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