Pubblicata il 07/01/2019
Sono seduto su questo taxi dalla claustrofobia rassicurante, puzza di sigarette spente e profuma di pelle appena conciata, l'odore della notte che abbandona il pianeta. Le stelle e i sogni fanno ritorno ai loro nidi oltre il cielo, pozza di argento liquefatto. L'alba spruzza sale sulle ferite della città insonne, i vagabondi smaltiscono i bagordi, soli nelle ombre di vicoli infestati, menti brillanti e dannate mie compagne lasciano i locali al neon barcollanti di ecstasy. Una signora, una perbene col suo patetico trucco un po' sbavato, paga alla reception e abbandona polverose camere di uno squallido e cupo motel a braccetto del suo gigolò africano dai coglioni doloranti.
dove inizia il giorno e termina la notte?
soli pallidi brillano sugli scheletri d'acciaio delle stazioni e dei grattacieli, altari sacrificali della civiltà alla sua autodistruzione, torri di illusioni brucianti nell'insignificanza della nostra ottusa volontà sulla spirale piatta del tempo e della morte.
nelle strade deserte si agitano i rifiuti, solo qualche solitaria automobile corre nei vasi sanguigni di asfalto, la vita notturna viene digerita dal mostro di plastica e morale.
sono seduto su questo taxi, eppure fluttuo scivolando verso il limbo, nell'oceano dei miei neuroni come nebulose corrosive e supernove bruciate. Vedo la città squarciata fra l'incubo e il risveglio, la realtà ha la consistenza dello sperma appena schizzato che comincia a raffreddarsi sulla pancia della tua amante.
due ragazzi fumano seduti sul ciglio del marciapiede, un suonatore di jazz ripone il suo sax e si prepara ad aspettare la prima corriera.
evitando il giorno che divora l'oscurità sempre più prepotente, un vampiro si affretta a raggiungere la metropolitana, lui l'ha capito che il giorno è l'oro degli sciocchi; la sua vittima tace di morte su una panchina del parco delle Basiliche con ancora una siringa incastrata nelle vene.
i figli della notte finiscono spesso uccisi dalla loro stessa madre quando sono ancora nel suo utero. Tento di raccogliere i pensieri nel mio cervello rosicchiato, la consapevolezza di vivere sognando eclissa la paura della non esistenza.
lo sguardo viaggia fuori dal finestrino, ad est le nubi si tingono del pianto alieno del sole, ad occidente il cielo è ancora uno stagno violaceo fetido di speranze.
sono seduto su questo taxi con i sedili tutti rattoppati. Ho paura di tornare a casa, con i piatti impilati come torri di Babele nel lavandino e la donna morta che si decompone nel guardaroba, lì non so cosa mi aspetta. Ma la tua testa è ancora addormentata sulla mia spalla, le tue dita intrecciate alle mie come Satana all'albero del bene e del male. Sei sempre bello nonostante i vestiti stropicciati, macchiati di cenere e caffè, i capelli fradici di sudore e l'alito pesante. Sei la sfortunata bambola di un angelo radioattivo.
il tuo affetto continua a tessere il filo dei nostri sogni prima che faccia in tempo a disfarsi nel mattino, le tue labbra screpolate sussurrano infantili rapsodie d'amore, elettriche da farmi drizzare i peli sulla nuca.
mi sento di nuovo vivo e per questo mi sento di annegare, avrei ancora voglia di fumare troppa erba e di guardare troppa tv, però promettimi che non aspetteremo di nuovo il tramonto per rivedere un cielo stellato, promettimi che non aspetteremo la notte per scopare di nuovo.
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racconto bellissimo molto bravo :-)

il 11/01/2019 alle 09:03

Lusingato ahaha

il 11/01/2019 alle 19:46

ottimo, non mi stancherei mai di leggerlo...

il 11/01/2019 alle 21:34

Addirittura ahaha, apprezzo davvero i feedback

il 11/01/2019 alle 22:54