Pubblicata il 02/01/2019
Or che tutto è fatto, i figli per il mondo e lei chissà…
notti rotte da impellenti risvegli che liberano pensieri
ciechi e neri come pipistrelli dalle grotte della mente.

il futuro… un’attesa di niente senza lampi ne colori,
andare avanti senza fare un passo per non arretrare.
aspettar che spunti il giorno per indossare il trucco
e far la messa in scena del solito copione.

tutta una vita trascorsa, ben oltre la carta d' argento
ma ancora le voglie hanno voce e ti urlano dentro.
nessuno lo vede e nessun sa di quel buco profondo
che senti pulsare, della tua smania di amare.

sei bravo, attore di gran talento non sbagli battuta,
sei convincente, nulla traspare, niente di niente.
ma sale la febbre e qualcosa hai da fare per darti pace
e regger la parte; non costa poi tanto e tu puoi pagare.

cambio di scena, si entra in Suburra; negozietti ammiccanti
di rosse lucine addobbati, tristi come vecchie baldracche.
suoni, entri e chiedi di … Luna, ma anche Sofia, o Maria,
oppure Giovanna, poco importa chi sia.

... piccole stanze, muri a tre quarti, alcove apparecchiate di carta,
salviette da bebè, olii, flaconi da dozzina e il mastello gigante...

ti odi eppur ci rifai, la vuoi e l’avrai la tua libbra di carne,
per ammansir la bestia e poi ripartire, sapendo di tornare.
amore? Beh! Amore qui non c’è, ma c’è il lieto fine:
di mano, di bocca, oppure il “sublime”: a due vu.
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