Pubblicata il 28/12/2018
T'amo da cattedra opposta
come Penelope
a tessere le rispettive sfumature
come nei giorni mai provati fino ad allora
come nel tango dei dispari passi

ed ora
che ci diamo la schiena
e vestiamo d'abbracci scomposti
il mio specchio è un difetto di lacrima
ed il tempo è clessidra riversa
come i miei occhi svuotati
fino al sorriso tuo che m'è caro
così caro
da lasciarmi affamata.
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Si decanta Ulisse, ma spesso, più spesso, ognuno di noi assomiglia molto più a Penelope. Un essere che pur apparendo comprimario, ha il ruolo principale nella scena che di cui fa parte.

il 29/12/2018 alle 17:07

C'è un che di troppo, il pc e la tastiera sono innocenti, la mia distrazione palese.

il 29/12/2018 alle 17:09