Pubblicata il 19/12/2018
Sei gentile, e così bella.
bella come lo è nella cartellina
sotto al tuo banco l’acquerello
che ho trovato sbirciando in cerca
del tuo nome; non ricordo come
mi chiamano, sono solo il bidello.
ti vedo quando durante l’intervallo
studi seduta per terra, e mordendoti
le labbra da dietro gli occhiali
sembri dire a chi passa e sogghigna:
voi ridete perché vi sembro diversa,
io perché siete tutti uguali.
quella mattina che ti fermasti
a parlarmi per evitare un bullo capii
che oltretutto eri anche simpatica.
i miei occhi non potevano staccarsi
dalle tue lentiggini; ma ai salienti
bivi della vita non c’è segnaletica…
l’esperienza è il tipo di insegnante
più ostico: prima ti fa l’inatteso
esame, solo dopo ti spiega la lezione.
così quando, approfittando dell’ora
buca, mi chiedesti di farti compagnia
per un frappè al bar della stazione
non pensai che i funghi si possono
mangiare tutti indistintamente, ma
alcuni una volta sola; e che alcuni
portano felicità ovunque vadano,
altri solo quando se ne vanno.
chissà se un giorno i tuoi occhi bruni,
il ricciolo appiattito sulla guancia e
quel bacio al gusto di vaniglia
potranno, insieme al dolore, svanire.
scelsi di andarmene di schiena alla tua
domanda: perché è immorale far l’amore
a sedici anni, se a ogni età si può morire?
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tenero e bellissimo poema .....

il 20/12/2018 alle 08:38

Grazie

il 20/12/2018 alle 18:01