Pubblicata il 27/11/2018
Seduta ,su una panchina,
nel freddo intenso
un esile ragazzina
stringe il telefono
con la mano intirizzita.
parla la ragazzina,singhiozzando
mentre lacrime azzurre
che il gelo trasforma in perle
gli rigano il volto.
le dita delicate come ali di libellula
ancora stringono il telefono.
parla e piange la giovinetta.
forse un addio,un tradimento.
ora curva,come un esile salice
la ragazzina guarda disperata
il muto strumento,complice indifferente
dell'umano oltraggio.
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Bravo davvero!

il 27/11/2018 alle 21:57