Pubblicata il 07/11/2018
Il Senzamore se ne sta appollaiato in un buco d’albero.

flebile di voce e sguardo basso d’infinito.
ha dimenticato dove sta il sole a mezzogiorno
e il segno calante della luna.

gli ho sfiorato la stanchezza intorno agli occhi
e nel tocco lieve, sfrondato ciglia secche.

in un tempo andato ci ha lasciato il cuore
insieme ai passi lunghi di montagna.
gli ho porto briciole di pane tra le bende,
gocce di ruscello sulle labbra ferme.
e scorgo l’albero che lo contiene, farsi grembo.
  • Attualmente 4.2/5 meriti.
4,2/5 meriti (5 voti)

C'è l'attenzione e la delicatezza di chi sostiene un neonato fra le mani in questi versi. E non è madre e non è padre; sembra quasi essere l'entità indefinibile che sostiene la vita, di qualsiasi forma di vita si tratti, e che lo faccia alla distanza utile per non dover ricevere ringraziamenti.

il 07/11/2018 alle 21:04

Umilmente grazie, Arlette

il 07/11/2018 alle 22:17