Pubblicata il 07/11/2018
Quando
lo sguardo
all'angolo
consueto
della centrale piazza
scruta e, come
mani il cui corpo
già inghiotte
il nulla
che si cela nel muro
che li regge,
vede
frusciare al vento
gli sdrusciti lembi
d'un necrologio...

m'afferra
l'urlo nero
di quel nome
senza più volto,
e per l'ignota via
giù mi trascina,
e le pupille sferza
con gli adunchi
tentacoli di cera;
nel pio silenzio
grave vibra il monito:
oh, sorte ineluttabile!

resto
nel muto pianto
che m'esprime
il lusinghiero inganno
della vita,
e il disperato grido
a sé m'avvince
e mi sommerge
nel cinereo abisso.
come un automa
fingo quel nome anagrammo
e su d'esso il mio fingo.
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