Pubblicata il 06/11/2018
Oh, sorte!
dura sorte
che per l'uomo
ti rinnovi
e perpetui
in suoi tormenti
e negli eccidi:
torbido progresso
che in lui svilisce
il dignitoso aspetto,
e il rapido pensiero
e il nobil cuore,
e lo sommergi
d'arroganza
e rompi
il fragile diaframma
delle norme scritte,
codice sacro,
dal martirio:
e, ancor grinfando l'aria,
turpe infuria
il licenzioso
pollice riverso
sul capo inerme
di giustizia e pace.

e si pongono
i martiri nell'Urbe
onorate dal pianto
dei compagni uniti,
e avversi
all'oppressione e lutti:
_ triste Pietà,
che innietta
aceto e fiele
nel sangue,
e ribellione
e gran furore:
che' si di tragico prezzo,
alcun non deve,
ché già tiranno
esproprio fa natura
dei suoi regali
con vorace urgenza.
dai desolati tumuli
non sorge
il benigno rapporto
degli affetti:
muti quei nomi
stanno ad indicare
l'inconscia brama
che in noi regna
e uccide.

ritornerai,
mio Dio,
fra gli umiliati,
fra schiavi
ancor pendenti
dalle croci
erette sul Calvario
d'un comune supplizio,
e gli empi falchi
roteanti
nella squallida sera,
come allora, tolleri...
..tuttavia, _ o forse ignori:
perché? - nel vivere
nostro sciagurato?

" Da un'idea, visitando
il Colosseo".
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Idea eccellente versi che rievocano antichi fasti e sofferenze. Quelle pietre ti hanno trasmesso questi bellissimi versi.

il 06/11/2018 alle 19:49