Pubblicata il 02/11/2018
Rimane un avamposto deserto
dell'umanità che fummo.

e la lingua universale
che per un lungo giorno
si udì in Esperanto
colse l'ardore di intendersi
che avvicinò di ognuno, la meta.

È il primo fiato del vagito
o la nostalgia dell'esiliato
che si trasmette comprensibile
come un contagio.
ma i passi l'un l'altro
trascinano una genesi imperfetta
che non vedrà resurrezione.
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ma io ti conosco....bella

il 02/11/2018 alle 10:20