Pubblicata il 30/10/2018
Pur quando tutt'intorno v'erano macerie
speranze col sorriso suo disseminava
e quel buongiorno dalla voce sua assonnata
lasciava l'uscio aperto ai sogni da finire
e quanto amava stare al sole della vita
e quanto ama e quanto ancora spero c'ami
io l'ero specchio e riflettevo oltre la pelle
oscuro il tanto perchè si sapesse stella.
e ci sfiorammo che sapeva la sua meta
quando di me negavo di sapere poco
mai ci toccammo sul sentiero fatto assieme
ma fu all'unisono che ci tacemmo amore.
e già lontana mentre vive fiore in fiore
somiglia a tutto quello che non posso avere
ed ora so di me quel tanto da sapere
che so di non saperere amare ormai null'altro.
e cosa sono adesso queste mie parole?
son come frutti destinati all'appassire
mentre il domani torce il collo nel passato
e non trattiene più la coda all'avvenire.
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Fino a che si metteranno in opera versi che attraversano materialità e virtualità per arrivare ad essere "visti e sentiti" l'appassire non è che la premessa per un naturale foliage, una successiva concimazione, quindi un attecchimento e una rinascita. Bella poesia nella tematica e nella musicalità.

il 30/10/2018 alle 23:56

La vera poesia è il tuo commento, ti ringrazio arlette

il 31/10/2018 alle 09:38