Pubblicata il 14/09/2018
Flussi di incenso
si rapprendono nel gelo

una nube si dirada
tra sonnambule maree

prati declivi
dove il danno
non è castigo

da quando aveva un nome
non riusciva più a sentire

fatiscenze
rarefazioni
la mia stirpe adulterata

cerco un corpo
da non restituire
una coscienza
da non risanare

torna
riesplora l'origine
è da te che si congeda
l'immagine riflessa

è un battito comune
un pasto condiviso
la pietra che delimita
l'enigma degli avi

coro in delirio:
il silenzio si fa ascolto

voglio contemplarti
in questo tempo possibile

fragile
indistinta

come qualcosa
che inattesa si consegna

nessuna connessione
la luce senza ombra

l'arteria che comprime
e infrange la materia.
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bellissima davvero,complimenti

il 14/09/2018 alle 14:20

grazie...

il 14/09/2018 alle 14:21
373

mi rimane impresso questo passo "da quando aveva un nome non riusciva più a sentire". come se la vicinanza facesse anche perdere sostanza.

il 14/09/2018 alle 19:14

solo quello?... è come dici… grazie...

il 14/09/2018 alle 19:17

...voglio contemplarti in questo tempo possibile...questo verso è straordinariamente accessibile...però, da quando aveva un nome non riusciva più a sentire...qui si ripiomba nel buio assoluto dove l'anima sbatte contro pareti acciaiose...(perbacco, senza accorgermene, forse, ho scritto qualcosa di apollineo...). Carissimo Ravachol ti chiedo un favore...potresti mandare a dire a 373 che non ho più intenzione di scriverle ?... ti saluto caramente.

il 15/09/2018 alle 16:42

grazie rom… e come no, la dialettica apollo/dioniso è "la nascita della tragedia"... uh, uh, uh, non mi oberare di queste incombenze e ripensaci...

il 15/09/2018 alle 17:02